Cinecittà

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L'illustre vittima dell'avvelenamento da cinepanettoni.
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Cinecittà Studios SpA, per gli amici Cinecittà, più recentemente Quentin Tarantino presenta Cinecittà, sono un complesso di capannoni situati a Roma, luogo nel quale i migliori talenti della settima arte italiana hanno potuto dare corpo ai loro sogni, o semplicemente andare di corpo, non c'è differenza. Tuttavia, oggigiorno, la nostrana eccellenza artistica si forma nei DAMS, il che giustifica l’attuale stato di desertificazione degli Studios. Ma non fu sempre così. Nella fabbrica dei sogni Made in Italy sono stati girati più di 3000 film di successo, 90 dei quali sono stati in grado di incassare soldi veri, 47 dei quali sono stati in grado di incassare soldi veri perfino negli States[1]. Celebri registi italiani e mafioamericani hanno lavorato a Cinecittà durante l’epoca d’oro di Cosa Nostra, tra cui Coppola, Scorsese, Riina, Johnny Stecchino e Ceccherini.
Inoltre gli Studios sono stati la culla di molti divi del bel[citazione necessaria] paese, tra cui Renato Pozzetto, Monica Bellucci, Alvaro Vitali, Asia Argento, Christian de Sica, Raul Bova, Nicoletta Braschi, Tomás Milián, Raz Degan e molti altri. Secondo le dichiarazioni di un anonimo paparazzo, uno tra questi celebri divi sarebbe addirittura un attore. Purtroppo questa notizia bomba non trova ad oggi alcun riscontro tra la critica.

Storia[edit]

Apre la fabbrica dei sogni[edit]

Gli Studios di Cinecittà furono fondati nel 1937 per volere di Mussolini, che li ribattezzò subito Invincibile fabbrica dei sogni in camicia nera, con l’imperativo categorico di girare subito un ardito lungometraggio dello sbarco dell’Impero su Marte, per il diletto di donnine e bimbetti, ma anche per vincere truffaldinamente la corsa allo spazio contro i dischi volanti del Fuhrer.

Il fascismo fu il primo grande kolossal prodotto a cinecittà, ma si rivelò un fiasco.

A seguito del successo di questo primo artefatto autarchico, il partito fascista decise di finanziare a pozzo senza fondo gli Studios per produrre palate di propaganda di regime sogni, qualcosa che nessuno avrebbe mai più fatto in seguito[citazione necessaria]. Gli italiani poterono così beneficiare, in anteprima, sul grande schermo, della realtà prossima ventura, ovvero di un mondo permeato solo da ideali fascisti e ricco di gazzosa, dove gli americani sono falsamente[citazione necessaria] rappresentati come ipocriti capitalisti da trucidare. In quei magici anni, dagli scantinati più neri e incamiciati di Cinecittà, emersero molti lungometraggi di notevole caratura, tra i più inutili ricordiamo:

  • Silvio l’idealista – Dramma umano di un genio populista incompreso dalla storia e dal fisco.
  • L’ultimo sognatore – Ambientato nel mondo della moda, narra di un aspirante ballerina che all’improvviso si sveglia e viene legnato da un manipolo di camice nere.
  • La caduta – Nella scena clou i liberatori fascisti appendono Stalin per i piedi nella Piazza Rossa, mentre un milite napoletano gli frega il portafoglio.
  • Salvate il soldato Ruggero – La drammatica ricerca di un soldato dell’aria disperso sul fronte dello sbarco in Florida.
  • Il patriota – Il capolavori di Melo Gibboni.


L’epoca d’oro[edit]

La fabbrica dei sogni, più di 75 anni di esperienza nella produzione di sogni a lievitazione nucleare.

Cinecittà, dopo essere stata brevemente convertita dai nazifascisti in campo di sterminio regalandoci momenti di grande cinema nel film La vita è bella, tornò nel dopoguerra a fabbricare sogni sottoforma di film kolossal mitologici, ovvero di grandi produzioni epiche o, come venivano chiamati dai medici curanti, risse tra palestrati cosparsi d’olio. In tali produzioni gli interpreti erano energumeni caucasici più steroidi che brillantina, o forse era il contrario, l’unica cosa certa è che sotto l’esoscheletro di olio d’oliva e deltoidi non c’era nulla, meno che mai un attore. Tuttavia furono degne di Eracle le colossali scenografie pseudo storiche allestite per le produzioni dell’epoca, quali “Ercole contro Maciste”, “Maciste alle paraolimpiadi”, “Maciste contro Totò”, “Zorro contro Maciste”, “Maciste contro i vegetariani”, “Maciste contro Maciste”, “Maciste nelle larghe intese” e “Maciste nella valle dei culi oliati”.
In particolare, tra tutti, raggiunsero proporzioni elefantiache gli allestimenti per il kolossal “Cleopatra”, film famoso soprattutto per aver finalmente tolto dai santissimi sto Maciste, ma anche per aver ridotto sul lastrico la 20th Century Fox con un costo di produzione stimabile, in valuta attuale, in 600 milioni di euro, ossia in due container e tre carriole di vecchie lire; di questi, il 3% fu speso per le scenografie e i costumi, il resto in tasse, tangenti, balzelli e mazzette per oliare la burocrazia dell’allora governo Fanfani IV. Del resto, in un primo momento, la dirigenza di Cinecittà propose di girare Cleopatra usando come location la stessa Roma, imponendo la chiusura del traffico nel centro per il tempo delle riprese, ma risultò politicamente più fattibile (e speculabile) edificare una copia totale della città in scala 1:1.
Alla fine degli anni ’60, dopo essere state spennate fino al midollo dal sistema fiscale e clientelare italiano, le produzioni kolossal americane abbandonarono in larga parte Cinecittà per trasferirsi in un nuovo terzo mondo meno esoso. Ha così fine l’epoca d’oro [2] del cinema kolossal di Cinecittà.

L’epoca degli spaghetti film[edit]

Gli spaghetti western venivano girati con scenografie di prima scelta di grano duro italiano.

Alla chiusura dei rubinetti, gli Studios precipitarono nella miseria. Tuttavia, un po’ per talento degli artisti e un po’ più per disperazione, la penuria di investimenti portò allo sviluppo delle apprezzate[citazione necessaria] produzioni a basso costo italiane che fecero la fama di Cinecittà, chiamate anche film di genere, spaghetti film, B movie, cinema spazzatura o Tarantino presenta. Tale tragica svolta[3] consisteva nello scopiazzare senza vergogna qualunque film statunitense di successo, spacciandolo ignominiosamente per l'atteso seguito. Tuttavia queste produzioni erano in grado di raggiungere rari livelli di squallore, aggiungendoci palate di pilu e di violenza a randellate. Questo era esattamente ciò che il pubblico malavitoso e Tarantino volevano.
Non a caso da Cinecittà, negli anni in cui venivano ospitate queste produzioni prive di qualsivoglia contenuto artistico, si originarono fenomeni di costume malcostume di pari miseria come quello dei paparazzi, del divismo, dei fans, dei festini a base di cocaina e minorenni. Gli Studios furono sommersi dall’ondata nauseabonda delle nuove stelle del cinema, dei nuovi VIP e in generale, di chiunque fosse inabile persino al lavoro nei campi. Per questo, a buon titolo, Cinecittà fu ribattezzata la Hollywood sul Tevere, segno che l’azienda stava ormai raschiando il fondo.

Ora tenterò di commentare la sagace ironia di questo tipico spaghetti western di cinecittà. Bene, dunque... no, non ce la faccio, io me ne vado
Effetti collaterali dell'esposzione prolungata agli zombi-cannibal di Lucio Fulci.

Tuttavia, negli anni ’70, i creativi della fabbrica dei sogni, probabilmente in stato di ebbrezza se non sotto l’effetto di stupefacenti, trovarono il modo di andare oltre la semplice imitazione, mescolando in un'unica tazza di cesso i pezzi peggiori della filmografia mondiale, tirandone fuori da questa melma merdosa nuovi generi di cui si sentiva un forte bisogno fisiologico. Tra questi, i più ricordati nei salotti buoni dell’alta società malavitosa, sono:

Grazie al duro lavoro[citazione necessaria] degli artisti[citazione necessaria] di Cinecittà videro la luce (e per sfortuna del pubblico, videro anche il proiettore) pietre miliari della cinematografia di genere, tra cui spiccano le produzioni western, come quelle di maestri quali Sergio Leone o Don Matteo, girate per lo più nel vicino quartiere della Magliana, come noto location indistinguibile dal Far West. La videoteca di Cinecittà si arricchì così di film allegri quali Preparati la bara!, Lo chiamavano Camposanto, Testa: ti ammazzo. Croce: sei morto, Viva la muerte… tua!, Lo chiamavano tressette: giocava sempre col morto, Vado, l’ammazzo e torno, T’ammazzo![4] e così via, ci siamo capiti.

Ecco la risposta di cinecittà a Star Wars. A destra lo Skywalker dell'Agro Pontino. A sinistra Darth Fener dopo la rottamazione. Al centro La Forza.


La mole dei 670 quintali di pellicola western girati a Cinecittà non deve sorprendere, di fatto furono tutti realizzati all’interno dello stesso teatro, utilizzando gli stessi allestimenti, gli stessi attori, gli stessi costumi e le stesse inquadrature. Inoltre, per risparmiare sull’affitto delle macchine da presa, gli spaghetti western furono girati tutti contemporaneamente in un giorno a velocità centuplicata, poi rallentati in postproduzione ed inserendovi, per ogni film, fermi immagine di almeno 40 minuti sui primi piani dei duelli per allungare truffaldinamente le pellicole senza pagare gli attori.

Per la società romana Cinecittà era diventata una rilevante fonte di indotto finanziario, soprattutto per le attività indirette che ruotavano attorno al fantastico mondo dello spettacolo, come prostituzione e vendita di pongo.

L'autodistruzione[edit]

Eh basta criticare i cinepanettoni, sempre le solite critiche spocchiose. Noia noia. Quindi ecco qualcosa di completamente diverso: qual è il colmo per un frocio cinese? Molile pel un male inculabile.

Negli anni ’80 e ‘90 la fabbrica dei sogni si trovava sulla buona strada per raggiungere il non plus ultra della spazzatura mediatica eccellenza artistica italiana, ospitando tra l’altro celebrità mondiali del trash quali Leonardo di Caprio e Mel Gibson. Ma gli Studios dovettero arrendersi all’ascesa di un rivale le cui produzioni erano talmente più squallide, talmente più atroci e prive di qualunque traccia d’arte, da raccattare pubblico persino tra le casalinghe di Voghera, ovvero gli Studios televisivi di Cologno Monzese, oggi noti come Mediaset. Fu subito chiaro che neppure la sordida carta giocata in extremis del cannibal-porno di Joe D’Amato avrebbe potuto reggere il confronto con l’immondo charme di Maurizio Costanzo o Mike Bongiorno. Nel drammatico tentativo di competere con questi talentuosi, i produttori di Cinecittà, presumibilmente ridotti alla pazzia, ingaggiarono drammaturghi dello spessore di Neri Parenti, Christian de Sica e Massimo Boldi con l’obbiettivo di generare la summa e, al contempo, il suicidio della cinematografia italiana, racchiuso nel termine di Cinepanettone. Quest’ultima martellata sui coglioni del pubblico iniziativa permise a Cinecittà di sopravvivere per qualche anno, finché anche i cinepanettoni dovettero lasciare il passo ai più competitivi artisti della rete.

I potenti mezzi tecnici[edit]

Gli studios sono rinomati per la maniacalità degli effetti speciali. E' così realistico, sembra quasi un vero modellino. Sorprendente.

Cinecittà dispone di una distesa di teatri di posa e di capannoni, la maggior parte dei quali non sono neppure inagibili ne occupati dai barboni, mentre solo alcuni sono macerie di edifici andati in fiamme e abbandonati a loro stessi[5]. Fiore all’occhiello del complesso è la così detta piscina, come scherzosamente chiamata dai dirigenti, in realtà una tinozza melmosa nella quale sono stati girati più di 390 km di pellicola su battaglie navali, principalmente con barchette di lego spacciate impudentemente per vascelli a tre alberi, come negli emblematici film Il ritorno del Corsaro Nero: la paperella fantasma o Pirati di Sardegna ai confini della tinozza.

La strabiliante ricostruzione dell'incrociatore Vittorio Veneto nel film verità Apocallise ora 2: la vendetta di Brando zombi

Cinecittà vanta anche laboratori di postproduzione di primo piano europeo[6], dotati dei più aggiornati software quali Windows Movie Maker e Pornoshop, surclassando i rivali europei fermi a ms paint. I maestri nostrani degli effetti speciali possono trovare a Cinecittà tutte le attrezzature adeguate per produzioni horror o di fantascienza, quali rotoli di giornali, tappi di sughero, spaghi, cartapesta, flaconi di colla, casette Fisher Price, marionette di arlecchino e pulcinella, pongo di ogni colore, mascheroni di Giuliano Ferrara, costumi da diabolik e soprattutto gommapiuma a volontà. Secondo voci di corridoio la possibilità di realizzare effetti in Computer Grafica non è ancora stata scoperta a Cinecittà[7].

Il rilancio degli Studios[edit]

Attualmente il futuro di Cinecittà appare più plumbeo dei cieli sopra l’ILVA di Taranto. Per tappare i buchi di bilancio la direzione ha dovuto vendere buona parte delle pregiate scenografie e molti degli inestimabili feticci del museo delle star, tra cui il pregiato sospensorio in gommapiuma indossato da Raul Bova sul set de “I cavalieri che fecero l’impresa”. Da questa dolorosa vendita sono stati racimolati 18 euro e 76 centesimi, molto più delle aspettative, ma non abbastanza per salvare gli Studios da una sorte indegna.
Dal 2012 è stata lanciata l’iniziativa “adotta un direttore della fotografia”, con cui si possono donare liberamente vecchie lampadine, pile, batterie e fili di rame inutilizzati. Un gesto molto semplice può rendere felice una intera troupe lasciata al buio dall’Enel .

Abatantuono e comparse sfoggiano il meglio della costumistica di Cinecittà sul set dell'ultimo kolossal barbarico.

Recenti rumors hanno rivelato l’esistenza di un progetto della massoneria per affidare a Sergio Marchionne la strategia di salvataggio degli Studios. Sarebbe già pronto un piano di investimento per la rinascita del cinema italiano che, similmente a quanto realizzato per la FIAT, prevede il trasferimento strategico di Cinecittà a Mombasa e la sostituzione dei lavoratori e degli attori con delle scimmie antropomorfe. I sindacati sono già sul piede di guerra, poiché le scimmie antropomorfe non pagano la quota di iscrizione e votano a destra, come noto. Al contrario la critica cinematografica ha salutato la notizia con entusiasmo, sostenendo che la grande parte degli oranghi hanno comunque una recitazione più espressiva e versatile di Monica Bellucci o di Raz Degan.

Curiosità[edit]

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Però è meglio se certe curiosità te le tieni pe' ttìa... o forse vuoi veder crescere le margherite dalla parte delle radici?

Il mondo sarebbe un luogo più gaio se Cinecittà tornasse a narrare le gesta di eroi come Maciste.
  • Tra gli anni ‘40 e ’60 sono stati girati a Cinecittà una tale quantità di film su Maciste che gettando tutte le pellicole originali in un termovalorizzatore si otterrebbe una quantità di celluloide combustibile tale da rendere energeticamente indipendente il paese per i prossimi mille anni.
  • I film su Maciste avevano molto successo in quanto stuzzicavano nello spettatore democristiano la sua omosessualità latente.
  • Dei molti cimeli custoditi a Cinecittà e appartenuti alle grandi star del cinema italiano, solo l’80% è classificato come rifiuto, mentre il restante 20% va considerato rifiuto speciale da smaltire in apposite discariche.
  • Attualmente gli Studios sono allo sbando, al punto che all’interno vi è stata installata la casa del Grande Fratello.
  • Su 3000 film prodotti a Cinecittà, la metà hanno all’interno scene di nudo, un’altra metà scene di stupro, un'altra metà scene di stupro omosessuale, un'alta metà scene di stupro di animali da soma.
  • Gli Studios mettono a disposizione delle star e dei registi più celebri un’ampia gamma di servizi per garantire il massimo confort a tutta la gente di un certo livello, tra cui servizio limousine con autista negro, centro massaggiatrici, distributori automatici di eroina, campi da golf con schiavo da riporto, abbonamento a vita a Chi e infine stuolo di adolescenti palestrati pagati per fingersi spudoratamente degli stalkers, per non far sfigurare neppure le dive più inchiavabili sugli obbiettivi dei paparazzi di Vanity Fair.

Note[edit]

  1. ^ pazzesco ci son cascati pure loro
  2. ^ in verità fu un epoca in similoro, come accertato da un orefice ebreo
  3. ^ secondo gli antropologi ispirata dall’antica tradizione del tarocco napoletano
  4. ^ vi state tastando i gioielli di famiglia, vero?
  5. ^ non me lo sto inventando
  6. ^ non ci vuole molto a superare quella gran paté de merd del cinema francese, dopotutto
  7. ^ La sezione denominata “Cinecittà Digital” si occupa in realtà della raccolta di impronte digitali da riciclare nei telefilm dell’Ispettore Coliandro. Perché, mi dispiace, ma animare un pegaso rosa con adobe after effects non può essere definito effetto speciale

Voci correlate[edit]

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