Pier Luigi Pizzaballa: differenze tra le versioni

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[[File:Pizzaballa tra Steve Jobs e Steve Wozniak.jpg|right|thumb|250px|Pizzaballa era anche molto intelligente. Fu sua l'idea di mettere il tasto ON/OFF sui computer Apple. Jobs gli chiese cosa volessero dire quelle sigle e lui disse: "'''''ON'''cominciato e '''OFF'''inito''"!]]
[[File:Pizzaballa tra Steve Jobs e Steve Wozniak.jpg|right|thumb|250px|Pizzaballa era anche molto intelligente. Fu sua l'idea di mettere il tasto ON/OFF sui computer Apple. Jobs gli chiese cosa volessero dire quelle sigle e lui disse: "'''''ON'''cominciato e '''OFF'''inito''"!]]
Grazie al postulato secondo il quale in America tutti possono avere successo, la famiglia Pizzaballa non ebbe grossi problemi e tirò a campare dignitosamente. Il padre trovò lavoro ad [[Atlanta]] (Georgia) come collaudatore di [[Sedia elettrica|sedie elettriche]]. La vita americana di Pizzaballa era scandita dalla [[scuola]], dal [[burro di arachidi]] e dai piccoli lavoretti adolescenziali: falciatura del giardino, spalamento della neve, [[Baby sitter|baby sitting]].
Grazie al postulato secondo il quale in America tutti possono avere successo, la famiglia Pizzaballa non ebbe grossi problemi e tirò a campare dignitosamente. Il padre trovò lavoro ad [[Atlanta]] (Georgia) come collaudatore di [[Sedia elettrica|sedie elettriche]]. La vita americana di Pizzaballa era scandita dalla [[scuola]], dal [[burro di arachidi]] e dai piccoli lavoretti adolescenziali: falciatura del giardino, spalamento della neve, [[Baby sitter|baby sitting]].
In questo frangente fu incaricato di prendersi cura del piccolo {{Citnec|[[Steve Jobs]]|e=sì, proprio lui!}} quando i genitori erano assenti per lavoro oppure imboscati a fare le loro [[sesso|cosacce]]. Tra i due si instaurò un affettuoso rapporto d'amicizia, destinato a durare nel tempo: anche quando Pizzaballa farà ritorno in Italia, entrambi daranno vita ad un intenso rapporto epistolare ed a frequenti ''reunions'', nelle quali il Pizzaballa riceve in dono in anteprima tutte le migliori produzioni della [[Apple Inc.|Apple]], come l'[[iPhone|iPhone 6]] al suo 21° compleanno nel 1960. Una volta Pizzaballa regalò a Jobs una [[mela]] di [[gomma]], fabbricata in [[Cina]] con [[caucciù]] e colori ultra-tossici, e con piccole parti che potevano essere ingerite accidentalmente da un bambino. Era fatta apposta per essere messa in bocca, morsicata, masticata. Era uno di quei balocchi che, se schiacciati o morsicati, producono il caratteristico suono:
In questo frangente fu incaricato di prendersi cura del piccolo {{Citnec|[[Steve Jobs]]|e=sì, proprio lui!}} quando i genitori erano assenti per lavoro oppure imboscati a fare le loro [[sesso|cosacce]]. Tra i due si instaurò un affettuoso rapporto d'amicizia, destinato a durare nel tempo: anche quando Pizzaballa farà ritorno in Italia, entrambi daranno vita ad un intenso rapporto epistolare ed a frequenti ''reunions'', nelle quali Pizzaballa riceve in dono in anteprima tutte le migliori produzioni della [[Apple Inc.|Apple]], come l'[[iPhone|iPhone 6]] al suo 21° compleanno nel [[1960]]. Una volta Pizzaballa regalò a Jobs una [[mela]] di [[gomma]], fabbricata in [[Cina]] con [[caucciù]] e colori ultra-tossici, e con piccole parti che potevano essere ingerite accidentalmente da un bambino. Era fatta apposta per essere messa in bocca, morsicata, masticata. Era uno di quei balocchi che, se schiacciati o morsicati, producono il caratteristico suono:
[[File:Jolly Roger con Logo Apple 2.jpg|left|thumb|140px|]] {{Quote|{{Dimensione|120%|Squeeeeeeeeeiiiinnk!}}}} Accadde dunque che Jobs addentò questa mela di gomma e ne staccò una generosa porzione, che fu prontamente ingoiata. Le grandi invenzioni, e i loro marchi di fabbrica, non nascono mai per caso: fu proprio in quel momento che, nella testolina del piccolo Jobs, si sviluppò l'idea basilare che l'avrebbe condotto alla gloria imperitura; fu nello stesso momento che nell'organismo di Jobs si sviluppò, e crebbe senza sosta, il [[cancro|tumore maligno]] che l'avrebbe stroncato nel [[2011]]. Ma a quei tempi certe congetture costituivano pura [[bestemmia]], quindi [[nessuno]] badò alla cosa.
[[File:Jolly Roger con Logo Apple 2.jpg|left|thumb|140px|]] {{Quote|{{Dimensione|120%|Squeeeeeeeeeiiiinnk!}}}} Accadde dunque che Jobs addentò questa mela di gomma e ne staccò una generosa porzione, che fu prontamente ingoiata. Le grandi invenzioni, e i loro marchi di fabbrica, non nascono mai per caso: fu proprio in quel momento che, nella testolina del piccolo Jobs, si sviluppò l'idea basilare che l'avrebbe condotto alla gloria imperitura; fu nello stesso momento che nell'organismo di Jobs si sviluppò, e crebbe senza sosta, il [[cancro|tumore maligno]] che l'avrebbe stroncato nel [[2011]]. Ma a quei tempi certe congetture costituivano pura [[bestemmia]], quindi [[nessuno]] badò alla cosa.



Versione delle 17:40, 15 ott 2012

Le ho collezionate...quasi tutte!
La figurina di questo calciatore è rara come le terre rare[citazione necessaria] e introvabile come il Santo Graal.
Chi ne entra in possesso può sovvertire a proprio piacimento l'ordine mondiale.
Per quelli che non hanno il senso dell'umorismo, su Wikipedia è presente una voce in proposito. Pier Luigi Pizzaballa
A dispetto di quanti pontificano a destra e a manca, questo signore non è affatto un pinco pallino qualunque. Ci provino i benpensanti ad apparire sul New York Times, se ci riescono.

Para ogni palla Pier Luigi Pizzaballa
Si tuffa negli angolini Massimo Mattolini
Sventa le occasioni Renato Copparoni
Ma gli interventi più belli li fa Giancarlo Alessandrelli

Dei numeri uno è l'orgoglio Astutillo Malgioglio
Si muove con perizia Nello Malizia
Sa usar le mani Pietro Carmignani
Ed un gol non subiremo con in porta Maurizio Memo[1].

« Non trovavano la mia figurina, ma in campo, bene o male, c'ero! Beh, qualche volta era come se non ci fossi... »
(Pizzaballa e la sua indiscutibile onestà.)

Pier Luigi Pizzaballa (Bergamo, 14 settembre 1939) è un ex-calciatore, di ruolo portiere. Essendo stato attivo negli anni in cui si usava la numerazione classica, è stato un numero uno, quindi un numero primo. A quel tempo i mostri sacri del ruolo erano gente come Dino Zoff, Enrico Albertosi, Roberto Anzolin, Carlo Cudicini e così via. Essendo indubbiamente al di sopra delle media, essi rubavano la scena e relegavano al ruolo di comprimari personaggi come Angelo Martino Colombo, Franco Superchi, Lamberto Boranga, Alberto Ginulfi e, per l'appunto, Pier Luigi Pizzaballa. Il grande merito di quest'ultimo è proprio di essere comunque passato alla storia allo stesso modo, e forse anche di più, dei suoi blasonati colleghi. Qui si spiega il perché, il percome, il perquando e il perperciò. Aggiungendo 1€ è possibile conoscere anche il perqualecazzodimotivo.[offerta speciale!]

Vita privata e carriera sportiva

Da Berghèm ad Atlanta

Bergamo, tempo di vendemmia del 1939: in tutta Italia si spogliavano i vigneti e l'odore di mosto impregnava le strade. La famiglia Pizzaballa, che viveva a Bergamo, era del tutto disinteressata alle faccende stagionali, dal momento che il piccolo Pier Luigi aveva appena fatto capolino in questo mondo. Papà Pizzaballa, dopo aver appeso un enorme fiocco azzurro sull'uscio di casa, offrì da bere agli amici e distribuì sigari a destra e a manca, ricevendo in cambio vigorose pacche sulla schiena. Sembrerebbe l'allegro ritratto di una famigliuola felice, ma ci troviamo nel periodo in cui Hitler si sta impossessando della Polonia macellandone la popolazione. I Pizzaballa, gente semplice ma dal naso fino, fiutarono una brutta aria, consci anche di avere una lontana ascendenza ebraica: un bis-trisavolo che si chiamava Al-Pis Shabal. Nel 1940, con l'entrata in guerra dell'Italia, i Pizzaballa ruppero gli indugi e si trasferirono negli Stati Uniti d'America, dove rimarranno fino al 1957.

« Pizza...Ball... wow! What a stupid surname! I like pizza, but the ball... So, what means this stuff? "Pizza's ball"? Or "Pizza-dancer"? Or "Pizza-lie"? »
(Impiegato dell'ufficio immigrazione di New York.)
« Ai æv stu... cioè... stadied in de american scuuls, end nau ai biliv det aim e veri ecspert ov american langueig! »
(Pizzaballa e l'inglese: una sfida ancora aperta.)
Pizzaballa era anche molto intelligente. Fu sua l'idea di mettere il tasto ON/OFF sui computer Apple. Jobs gli chiese cosa volessero dire quelle sigle e lui disse: "ONcominciato e OFFinito"!

Grazie al postulato secondo il quale in America tutti possono avere successo, la famiglia Pizzaballa non ebbe grossi problemi e tirò a campare dignitosamente. Il padre trovò lavoro ad Atlanta (Georgia) come collaudatore di sedie elettriche. La vita americana di Pizzaballa era scandita dalla scuola, dal burro di arachidi e dai piccoli lavoretti adolescenziali: falciatura del giardino, spalamento della neve, baby sitting. In questo frangente fu incaricato di prendersi cura del piccolo Steve Jobs[sì, proprio lui!] quando i genitori erano assenti per lavoro oppure imboscati a fare le loro cosacce. Tra i due si instaurò un affettuoso rapporto d'amicizia, destinato a durare nel tempo: anche quando Pizzaballa farà ritorno in Italia, entrambi daranno vita ad un intenso rapporto epistolare ed a frequenti reunions, nelle quali Pizzaballa riceve in dono in anteprima tutte le migliori produzioni della Apple, come l'iPhone 6 al suo 21° compleanno nel 1960. Una volta Pizzaballa regalò a Jobs una mela di gomma, fabbricata in Cina con caucciù e colori ultra-tossici, e con piccole parti che potevano essere ingerite accidentalmente da un bambino. Era fatta apposta per essere messa in bocca, morsicata, masticata. Era uno di quei balocchi che, se schiacciati o morsicati, producono il caratteristico suono:

« Squeeeeeeeeeiiiinnk! »

Accadde dunque che Jobs addentò questa mela di gomma e ne staccò una generosa porzione, che fu prontamente ingoiata. Le grandi invenzioni, e i loro marchi di fabbrica, non nascono mai per caso: fu proprio in quel momento che, nella testolina del piccolo Jobs, si sviluppò l'idea basilare che l'avrebbe condotto alla gloria imperitura; fu nello stesso momento che nell'organismo di Jobs si sviluppò, e crebbe senza sosta, il tumore maligno che l'avrebbe stroncato nel 2011. Ma a quei tempi certe congetture costituivano pura bestemmia, quindi nessuno badò alla cosa. === Il

football ===

Pizzaballa cresceva e si occupava delle stesse cose che facevano i suoi coetanei americani: liceo, proposte oscene alle compagne di scuola, angherie, soprusi e pestaggi verso i più deboli, sport, che alzava la media dei voti e garantiva il diploma anche al più zuccone. Pur non avendo un fisico eccezionale, entrò a far parte dapprima della squadra di football americano del liceo, quindi dei mitici Falcons di Atlanta, nel ruolo di lustrascarpe e lustracaschi. L'esperienza sportiva contribuì fargli crescere l'autostima, a fargli perdere la timidezza con le ragazze, a fratturarsi otto costole, un avambraccio e un retrogamba in fortuiti scontri di gioco.

Da Atlanta all'Atalanta

Pizzaballa ha indossato solo quattro maglie in tutta la sua carriera. Il suo guardaroba era decisamente scarno.

Nel 1957 la famiglia Pizzaballa, grazie al suo proverbiale naso fino, avvertì un inconfondibile odore di boom economico al di là dell'oceano e fece ritorno in patria. Pier Luigi, appena diciottenne, si comportava da persona seria e responsabile, e pianificava il futuro:

Pizzaballa junior : Papà, mi piacerebbe fare il veterinario!
Pizzaballa senior : Cosa? Vuoi fare il vetrinario?
P. junior : Quello è il vetrinista...
P. senior : Sei fortunato: ne conosco giusto uno che ha bisogno in bottega!
P. junior : Bottega? Dovrò andare all'università, semmai!
P. senior : Ahahah! Buona questa! Da quando in qua ci vuole la laurea per montare vetrine nei negozi?

Eccolo quindi faticare in nero per il vetrinista. Un lavoro duro, pericoloso e usurante. Fu forse allora che gli riaffiorò in mente l'idea dello sport, almeno come valvola di sfogo. Convinse il suo parroco, ultrà atalantino convinto, a portarlo ai provini per entrare a far parte del fiorente vivaio locale. Purtroppo non convinse gli osservatori:

« Dobbiamo rivedere il concetto di piede a banana: questo scarpone ci ha spalancato le porte verso orizzonti sconosciuti! »

Questo fu il commento più incoraggiante ricevuto da Pizzaballa. Tuttavia, ci fu anche chi si accorse dei suoi placcaggi magistrali, che Pizzaballa, ignaro di calcio, eseguiva sugli avversari, memore dei suoi trascorsi nei Falcons.

« Se placca il pallone come gli avversari, abbiamo scoperto il nuovo Combi! »

Così disse il magazziniere della squadra. Detto fatto, Pizzaballa fu collocato in porta, e per un certo periodo giocò con gli stessi guanti che usava come vetrinista.

Pizzaballa esordì in prima squadra nel 1958 come riserva di Zaccaria Cornetti, divenendo titolare al ritiro di questi. Forse non tutti sanno che, molto spesso, le formazioni non sono il risultato di prove, allenamenti, tatticismi e schemi di gioco, bensì di particolari effetti metrici, prosodici e stilistici della formazione. È chiaro quindi che il degno sostituto di Zaccaria Cornetti non poteva essere un Mario Rossi qualsiasi, ma un Pier Luigi Pizzaballa era proprio l'ideale. Con l'Atalanta giocò 87 partite subendo novantaquattordici gol fino al 1966, anno in cui fu ceduto alla Roma, con cui scese in campo in 70 incontri venendo infilzato un numero di volte pari al quadrato degli anni di Gilles Villeneuve quando morì, divisi per il PIL nazionale del 1971 e arrotondati per eccesso di zelo. Nel 1969 passò al Verona, giocando 79 partite e subendo un numero di gol variabile in quanto strettamente collegato a quando cade[Ahi!] la Pasqua. Nel 1973, sentendo il bisogno di riposarsi un po', accettò di scaldare la panchina del Milan, incrementando notevolmente il suo reddito e scendendo in campo solo 10 volte fino al 1976, subendo tot gol. Chiuse la carriera nel 1980 tornando all'Atalanta, dove giocò 54 incontri subendo 7&=å÷~√43∞ gol.
Attualmente Pizzaballa si fa parecchio i cazzi suoi. Tanta riservatezza è francamente sospetta.

L'introvabile figurina

L'introvabile figurina del portiere Pizzaballa.
« Non capisco tutto questo clamore per la mia figurina. Anch'io ne ho una, ma non per questo sono diventato il padrone del mondo! »
(Pizzaballa non dice tutto quel che sa.)

Era il settembre 1963 e la Panini aveva da poco iniziato a pubblicare le sue figurine. L'Atalanta era la prima squadra dell'album e il suo portiere era quindi la numero uno. Agli inizi di ottobre il figlio di Gianni Agnelli, il piccolo Edoardo, aveva fatto comperare al padre tutte le figurine esistenti tra le Langhe e il Monferrato, senza trovarla. Mancava solo quella e il fanciullo iniziava ad avere frequenti attacchi d'ansia e il martedì sera parlava con uno spinterogeno. Gianni pubblicò, su alcuni quotidiani, l'annuncio in cui offriva una lauta ricompensa per la "Pizzaballa" mancante. Dopo una settimana di attesa e alcune telefonate di mitomani, si era punto e a capo. Edoardo era alla terza seduta dallo psicologo e faceva terapia di gruppo con due parafanghi di una Fiat 1100. Gianni chiamò direttamente Benito Panini e questi, dopo una rapida indagine, lo rassicurò, qualcuno aveva sicuramente fatto casino:

  • il caporedattore disse: "Pizzachi?";
  • il fotografo ricordava chiaramente di essersi recato al ritiro dell'Inter e di aver fotografato il portiere nerazzurro;
  • il fotografo, dopo la precisazione dell'interlocutore, aggiunse: "Che minchia è l'Atalanta?";
  • il direttore della tipografia era sicuro che fosse nel cliché e che l'avesse staccata dalla matrice (ma aveva 86 anni e continuava a chiamare il principale "Adele");
  • il responsabile delle spedizioni ricordava chiaramente che se la trovò davanti e rise con un collega alla battuta: "guarda questo che faccia da bamboccione!"

I sospetti si concentrarono sulla misteriosa sparizione di un furgoncino Apecar che, stando ai registri, trasportava proprio la numero uno. Le forze dell'ordine furono coinvolte dall'alto e, dopo varie pressioni politiche, si arrivò alla maxi indagine interforze, coordinata dal Commissario Tanzi. Queste le probabili piste:

  1. Banda della Magliana : l'indagine fu affidata al Commissario Giraldi della Polizia.
  2. Complotto economico internazionale : se ne occupò il grande[2] detective Tom Ponzi.
  3. Azione segreta della CIA : l'indagine fu affidata all'Europol.
  4. Oscuro disegno mafioso : era la più improbabile e quindi toccò ai Carabinieri.
  5. Terrorismo internazionale : se ne occupò Qualcuno.
  6. Rapimento alieno : se ne occupò il padre di Roberto Giacobbo.

Ipotesi Banda della Magliana

Alcune immagini (del 2012) dell'apertura della tomba di De Pedis, ex boss della Banda della Magliana, che non portò a scoperte eclatanti.

Il commissario Giraldi era un profondo conoscitore della criminalità romana. Dopo aver torchiato per sette ore un pregiudicato (Oreste Bombolo conosciuto nell'ambiente come "Venticello"), ottenne l'indizio sperato:

« Tsz!... Tsz!... A commissà, nun me menate... v'aricconto tutto! Tsz!...
Stavo a rubbà du' portafoji a li pellegrini de San Pietro e ho visto "Er Dandi" che parlava co' 'n prete. Er monsignore c'aveva 'na parlata curiosa, mezza american-boy pè capisse!!
 »
(Il pregiudicato Bombolo, detto "Venticello".)

Le successive indagini fecero abbandonare questa pista. Uno stimato direttore di banca, tale Roberto Calvi, testimoniò che il giovane De Pedis aveva interpellato il sacerdote Paul Marcinkus per essere raccomandato come chierichetto a S.M. in Trastevere. Ovviamente fu creduto, che altro poteva essere?

Ipotesi Complotto economico internazionale

Il grande detective Tom Ponzi tenne d'occhio a lungo i vertici della Montedison. Secondo il suo parrucchiere custodivano (per conto della Ford) una delle figurine di Pizzaballa.

La FIAT aveva conquistato in quegli anni il mercato europeo con due vetture d'eccezione: la Fiat 500 e la Fiat 600 multipla. Il fatturato europeo della Ford era calato del 35% e il CdA non l'aveva presa bene. L'occasione di farla pagare alla famiglia Agnelli si era presentata ghiotta. La telefonata anonima, con la richiesta di millemila miliardi di lire per la figurina, fu ritenuta opera di un mitomane perché veniva da un numero della Montedison, società partecipata al 40% dalla Edison, a sua volta della Ford. Era ovviamente un tentativo idiota di incastrare la compagnia americana, si pensò quindi ad uno scherzo di cattivo gusto, tipo la fialetta puzzolente per capirci, o almeno questo pensavano le autorità che archiviarono frettolosamente.

« La cosa mi puzzava parecchio! »
(Tom Ponzi: Il caso Pizzaballa (Ed. Paoline))

Invece, secondo Tom Ponzi, Agnelli acquistò segretamente la figurina proprio dalla Montedison e, a seguito dell'Austerity del '73, la cedette agli arabi in cambio del petrolio necessario al fabbisogno energetico dell'Italia. Il nostro paese ricambiò la FIAT con l'esenzione totale dalle tasse per un millennio, la Cassa integrazione a fischio[3], e la concessione in regime di monopolio sugli illeciti sportivi.
Ossessionato dalla sua teoria, Ponzi continuò ad indagare per proprio conto. Quando era ad un passo dal poter dimostrare tutto, fu coinvolto in uno scandalo giudiziario. L'accusa era di aver pianificato una vasta rete di intercettazioni non autorizzate ai danni della Montedison e di alcuni esponenti politici. Dopo aver ricevuto come estremo avvertimento un camion di crisantemi, Tom Ponzi fuggì a Nizza.

Ipotesi Azione segreta della CIA

JFK consigliato durante la crisi di Cuba. Rubare la figurina di Pizzaballa a Castro è stato un grosso errore.

I fratelli Panini erano molto affiatati e sempre d'accordo sulle strategie aziendali. La cosa che li divideva profondamente era però il pensiero politico: Benito era chiaramente di destra e Giuseppe assolutamente comunista. Quest'ultimo aveva mandato a Fidel Castro (conoscendo la sua debolezza per le collezioni) una delle "numero uno" stampate per prova, l'unica venuta senza sbavature di inchiostro. Lo scopo era di compiacere il cubano e metterlo di buon umore in vista della trattativa per stampare tutti i libri scolastici di Cuba. La CIA lo venne a sapere e organizzò un raid notturno in cui sottrasse il prezioso regalo.

Il tenente Tony "Bum Bum" Pallotta mostra orgoglioso il frutto della missione PizzaDancer Rescue, in cui sono morti appena 2700 soldati.

Parallelamente (secondo i brillanti detective della Europol) fu fatto sparire l'Apecar per impedirne la sostituzione e tenere per le palle Fidel in via definitiva. Appena scoperto il furto, Castro si incazzò come un crotalo a cui tenti di spianare il sonaglio con una limetta per unghie, cominciò così a stipare una fracca[4] di missili puntandoli verso gli USA. La cosa si risolse con la restituzione della "Pizzaballa", o meglio, di un fedelissimo falso.
La vera figurina fu portata segretamente a Saigon ma, durante il tragitto, cadde nelle mani dei Viet Cong. Fu organizzata una imponente operazione di recupero, nella quale morirono 2700 soldati americani e circa 800 vietnamiti. Quando questi ultimi capirono il perché del massacro, realizzarono che prima o poi quella guerra l'avrebbero vinta e si "gasarono a bestia".
L'intero filone di indagine è stato però smontato dagli analisti della CIA, con un semplice ragionamento:

« Tra qualche anno vi ammazziamo Aldo Moro, buttiamo giù il Muro di Berlino e mettiamo un McDonald's sulla Piazza Rossa. Ci può fregare qualcosa di quella caccola di isolotto di Cuba? »
(Il piano 348 Barrato della CIA che non fa una grinza.)

Ipotesi Oscuro disegno mafioso

Passi il 41 bis, ma a tutto c'è un limite.

La teoria investigativa del Gen. Alcibiade Bontempo trovava ampia condivisione tra i vertici della "Benemerita".
Si stava organizzando la più grande riunione di criminali della storia, venivano proprio tutti: mafia siciliana, triade cinese, yakuza giapponese, i boss di Las Vegas e Chicago, quelli di Montecitorio, l'Anonima Sarda, Luciano Moggi, il capo degli zingari, i vertici della CEI ed, ovviamente, i presidenti di NWO e BCE. Si sarebbero riuniti per decidere la spartizione del mondo.
Per essere sicuri che non ci fossero infiltrati, ciascuno riceveva un invito personale e un segno di riconoscimento inconfondibile.

Ancora oggi, i boss che partecipano alla riunione devono identificarsi.

Quindi sottrassero a tale scopo proprio la figurina di Pizzaballa che, anche in futuro, avrebbe testimoniato l'appartenenza del soggetto al rango di Mammasantissima. A prescindere dal valore spropositato dell'oggetto nessuno se ne separa, perché garantisce la propria incolumità. Di contro, chi tenta di entrarne in possesso (senza averne diritto) affronterà enormi dispiaceri, come capitato a Yukio Motakkashi l'11 settembre 2001 che, dopo aver rubato ad un boss della yakuza la figurina, se ne stava tranquillo al 94° piano del WTC. A sostegno di questa ipotesi, alcune notizie che i media diramarono sui fatti di quei tragici giorni e che, in modo poco credibile, tentarono di imputare al terrorismo arabo.
È noto, peraltro, che la figurina di Pizzaballa garantisce al suo possessore cospicui sconti sui carburanti, ingresso gratuito in cinema e ristoranti, e immunità assoluta ai controlli doganali. È inoltre accettata dalla stragrande maggioranza degli esercizi commerciali. Meglio dell'American Express.

Ipotesi Terrorismo internazionale

Ilich Ramírez Sánchez, detto Carlos lo Sciacallo o Carlos il terrorista, fu sospettato per anni di averne una.

Secondo Qualcuno (nome in codice nel 1962 di Francesco Cossiga) nella vicenda c'era lo zampino del terrorismo internazionale e lavorò su quel filone di indagine per i successivi otto anni. Nel frattempo il famigerato Carlos, detto lo Sciacallo, era diventato il caprio espiatorio preferito dalla stampa internazionale:

  • Hanno messo una bomba allo stadio dello VfB Lipsia? ... È stato Carlos.
  • Chi ha detto a Carlos che a Lipsia avevano uno stadio? ... È stato di sicuro Carlos.
  • Hanno sparato all'Ambasciatore degli Eschimesi Yupik della penisola Chukotka a Malindi? ... È stato certamente Carlos.
  • Hanno rubato la bici al figlio del campanaro di San Damiano a Ventotene? ... Ovvio, Carlos.
  • A tua figlia che ha 13 anni non vengono più le mestruazioni? ... Chi altri?! Carlos!
  • Un cormorano continua ad agonizzare nel petrolio?? ... non dirmi che è colpa di...
Bin Laden mostra ai suoi uomini la prova che Allah è grande e misericordioso.
« Carlos, ci hai rotto i coglioni!!! »

Fu proprio Qualcuno che indirizzò le indagini della Strage di Bologna verso la pista Carlos, ma era come dire che Aldo Moro fu ucciso dalle Brigate Rosse, chi vuoi che ci creda?
Ad ogni modo, Carlos era al comando di una grossa rete di terroristi internazionali, disponeva di ottimi agganci politici in medio oriente e immense risorse finanziarie.