Panchinaro

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Non sempre i panchinari sono brocchi, ma i Brocchi sono sempre panchinari.
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Panchinaro : Quote rosso1.png Il calciatore professionista... Quote rosso2.png
« Evviva! Il Milan ha comprato Gilardino! »
(Tifosi interisti nell'estate del 2005)

Il panchinaro non è solo un calciatore (basterebbe già questo per disprezzarlo) ma è anche un calciatore scarso. Il suo compito è scaldare la panchina per i giocatori che verranno sostituiti.
Egli riveste il ruolo di riserva, un lavoro che negli anni passati è stato ingiustamente sottovalutato ma che recentemente ha cominciato a godere di un meritato prestigio. Secondo un recente studio infatti ogni società calcistica di Serie A annovera tra le sue fila una media di 3,76 panchinari.

Il panchinaro è un essere emotivamente fragile ed è spesso vittima dei cori dei suoi tifosi più che dei cori degli avversari. Ha pochi ma fondamentali amici che fungono per lui da punti di riferimento: la tuta da riscaldamento, la tribuna e ultima ma non per importanza, la panchina.
A causa della loro fragilità emotiva i panchinari percepiscono comunque uno stipendio che è mediamente molto più alto di qualsiasi cifra un onesto lavoratore possa solo riuscire a immaginare.

I tre amici del panchinaro[edit]

Un panchinaro sfoggia la sua tuta da riscaldamento.
  • La tuta da riscaldamento è la seconda pelle del panchinaro. Questo indumento è caratterizzato da un lezzo nauseabondo, visto che il panchinaro non se la toglie mai ed è facilmente abbinabile ad altri accessori come il berretto di lana da panchinaro e i guanti da panchinaro.
  • La tribuna è quella particolare gradinata che permette al panchinaro di assistere alla partita da un punto di vista più elevato e di apprezzare così l'evolversi dell'incontro nelle sue varie sfaccettature. Offre tuttavia al nostro eroe minori possibilità di dialogo con i suoi consimili, ed è per tale motivo adatta a quei panchinari particolarmente introversi e poco socievoli.
  • La panchina è la migliore amica del panchinaro, che da lei prende il nome.
    Generalmente è costituita da un ampio sedile ligneo sostenuto da quattro robuste gambe, ed è dotata di un comodo poggiaschiena. La panchina è quindi un luogo sacro per il nostro eroe, un'oasi felice che offre asilo e protezione e che funge altresì da punto d'incontro tra panchinari, permettendo loro di fare nuovi incontri e instaurare nuove amicizie. L'unica occasione in cui il panchinaro lascia il suo rifugio è esclusivamente quando l'allenatore, con l'ignobile scusa di volerlo mandare in campo, costringe il calciatore ad abbandonare l'amata panchina e a dedicarsi a esercizi di riscaldamento tanto faticosi quanto inutili: il panchinaro infatti non farà mai in tempo ad entrare.
    Gli esperti non hanno ancora trovato la vera ragione di tale comportamento, non si sa quindi se la scelta dell'allenatore di non far giocare il panchinaro sia dovuta a una dimenticanza o alla sadica volontà di umiliarlo.

Caratteristiche psico-fisiche del panchinaro[edit]

Classico piede di un panchinaro.

Fisicamente il panchinaro-tipo si presenta come un maschio di media altezza e lieve sovrappeso. La sua età varia dai ventiquattro ai quarant'anni nei casi più longevi.
È inoltre assai interessante constatare che lo sviluppo di questo essere non è un fenomeno genetico circoscritto in una determinata zona geografica, in quanto sono presenti splendidi esemplari di panchinaro appartenenti alle più svariate razze (umane e non).

Le caratteristiche anatomiche che più saltano all'occhio sono l'occhio da triglia, eternamente offuscato da un velo di malinconica stolidità; il chewing gum in bocca, indice di costante lavoro intellettivo; e naturalmente il cosiddetto piede a banana. Suddetto piede è dotato di una conformazione ossea che rende impossibile al panchinaro colpire la palla (nelle rare occasioni in cui egli si trovi a doverne colpire una) ed è con molta probabilità la causa della sua condizione di riserva a vita.

Le sue facoltà intellettive sono paragonabili a quelle di un orangotango di buona famiglia. L'unica differenza tra i due è che l'orangotango impiega molto meno tempo per sbucciare una banana. I pensieri fissi del panchinaro sono la figa, la discoteca e la Playstation: non necessariamente però in quest'ordine.
Sotto il piano psicologico si dimostra un individuo parecchio influenzabile e soggetto a repentini sbalzi d'umore. Ha inoltre serie difficoltà a relazionarsi con chi è diverso da lui (in special modo i giornalisti) e se si sente minacciato non esita a rispondere con grugniti e monosillabi incomprensibili. Il panchinaro infine odia le interviste perché non capisce le domande che gli vengono poste.

Storia del panchinaro[edit]

Resti dell'antico panchinaro di Neanderthal, trovati sotto la curva Nord dello stadio Tardini di Parma.

Le origini del panchinaro risalgono alla notte dei tempi. Numerosi resti di tale specie animale sono stati rinvenuti in Anatolia e ad Abbiate Grasso.
Si ipotizza che i primi esemplari del nostro eroe (Homo Panchinaris Non Erectus) siano comparsi in Africa intorno al 5000 a.C., per poi migrare in Europa approfittando dell'allora unificazione dei continenti (la cosiddetta Pangea) e delle leggi per il tesseramento dei giocatori extra-comunitari, a quel tempo molto più permissive rispetto ai giorni nostri.

Nel corso dei secoli il panchinaro ha subito una lenta ma graduale evoluzione, raggiungendo il suo culmine di operosità nella seconda rivoluzione industriale, durante la quale è stato ampiamente sfruttato come additivo chimico e concime naturale. La progressiva estinzione della razza panchinara ha tuttavia convinto la FIGC a intervenire, e a tal proposito durante la Convenzione di Ginevra è stato promulgato un editto che classifica il panchinaro come specie protetta e gli garantisce assistenza sanitaria e libertà di pensiero (un diritto che però i panchinari tengono scarsamente in considerazione).

Partita del panchinaro[edit]

La partita è probabilmente l'avvenimento settimanale più temuto dal panchinaro. Egli infatti sa che non giocherà e che dovrà accomodarsi nella confortevole penombra della panchina.
Generalmente la partita si articola in due momenti ben distinti, all'interno dei quali il comportamento del panchinaro subisce notevoli cambiamenti:

Tre panchinari assistono a una partita. Da notare la loro espressione di profondo coinvolgimento.
  • La partita vera e propria: nel corso dei novanta minuti più recupero il panchinaro si cala nei panni di mattatore e calamita su di sè l'attenzione di tifosi e giornalisti con una serie di azioni da invasato. Il panchinaro infatti urla, strepita, si calca bene in testa il berretto di lana (nelle partite invernali), incita i compagni (dando così sfoggio di un radicato spirito di gruppo), li deride se sbagliano un passaggio o uno stop facili, insulta il mister che non lo ha schierato titolare facendo attenzione a scandire le sillabe in modo che le telecamere riescano a leggere benissimo il labiale, si distrae chiaccherando con i suoi colleghi panchinari e infine si esibisce, durante l'intervallo, in alcuni tiri ed esercizi di riscaldamento che suscitano nella tifoseria la paura, fortunatamente infondata, di vedere il panchinaro in campo nel secondo tempo.
  • L'intervista pre o post-partita: in questa fase il panchinaro sembra riacquistare la sua lucidità mentale, e anzi non c'è più traccia in lui della foga che lo animava precedentemente. Si dimostra inoltre molto pacato e comprensivo, e alle domande del solito giornalista che gli chiede lumi sulla sua assenza in campo, il nostro eroe risponde con quelle frasi prestampate del tipo: "Vediamo cosa decide il mister, io però mi sento in forma," "Il mister fa la sue scelte e noi dobbiamo rispettarle," "In squadra siamo in tanti e prima o poi ci sarà un occasione anche per me," "Non importa chi gioca, l'importante sono i tre punti" e altre perle di simile fattura.

Panchinari illustri[edit]

La lista dei panchinari illustri è così lunga che non è matematicamente definibile, anche se la NASA sostiene che essa equivale per estensione a diciasedici rotoli di carta igienica di media morbidezza.
In questa sede citiamo solo i più meritevoli, ossia quelli che presentano piaghe da decubito sul deretano dovute a eccessivo stazionamento in panchina. Pertanto la lista si compone dei seguenti campioni:

Adriano Leite Ribeiro: vero e proprio adescatore di polli, è riuscito con astuzia a fingersi un bravo calciatore in modo da farsi acquistare e mantenere.

Come riconoscere un panchinaro[edit]

Il classico panchinaro è facilmente individuabile dal fatto che:

  • Appena arrivato in una squadra nuova promette goleade apocalittiche per poi rivelarsi inevitabilmente un bidone già nelle amichevoli estive.
  • Ha avuto almeno un flirt con una velina.
  • Ogni inizio stagione afferma che quello sarà l'anno del suo riscatto.
  • Durante gli allenamenti lo si vede fare passeggiatine indolenti a bordo campo, mentre i suoi compagni sudano e si fanno il mazzo.
  • Fa il terzo portiere, noto anche col nome di portinaio.


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