Paolo Conte

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Conte Paolo Dracula con una sua fan.
« Un gelato al limon, gelato al limon, gelato al limon… »
(Paolo Conte dal gelataio)
« Zarazazazz, Zarazazazz, zarazazaza, zazazzaza! »
(Paolo Conte su qualsiasi cosa)
« Sijmadicandhapajiee, sijmadicandhapajiee … »
(Paolo Conte[1] in un suo grande successo)

Paolo Conte (Asti, 6 gennaio 1937 - mai, è un highlander) è un cantautore astigiano, famosissimo nella zona tra Borgofoglione Alto e Rivapietra sul Fiumiciattolo Sperduto, nelle Langhe Nord-centro-sud-post-meridionali. Noto per l’ermetismo totale dei suoi testi e il naso colossale, Genova è per lui.

Giovinezza[edit]

Un graffito realizzato da Paolo Conte durante il suo periodo hippie.

Nasce in una famiglia fan dei Led Zeppelin e dei Pink Floyd. L’eccessivo ascolto di questo tipo di musica provoca in lui una profonda nausea verso questi generi. Frequenta le elementari con Eraclito, con cui si scambiava le figurine del Campionato Guerrieri Spartani 491-92 a.C.., e completa gli studi superiori nel Belucistan meridionale. Durante questo periodo conosce Franco Battiato, il cui stile gli è affine. Egli stava errando per queste lande con una compagnia di dervisci danzanti, bajadere e cammelli ermafroditi. I due tengono così un baccanale sfrenato durante il quale hanno un vivo scambio d’idee e opinioni[2]. L’esperienza segnerà irreversibilmente la futura carriera artistica di Conte, che, alla fine della serata, tornerà a casa con la nuova fidanzatina, un cammello della Battriana chiamato Lucinda.

L’avvocato[edit]

Quando, attorno al 1300, si laurea in giurisprudenza alla neonata università Bologna (inaugurando tra l’altro il suo corso di laurea, prima inesistente), sembra che il baccanale sia ormai dimenticata. Si stabilisce dunque nelle Langhe Nord-centro-sud-post-meridionali, nel paesino di Mezzomortagno, dove si torva tra l’altro una ditta leader mondiale per la produzione di nani da giardino in castagne d’india.

Il vero volto di Paolo Conte.

Di qui amministra la giustizia dei contadini locali, affrontando terribili processi e salvando numerosi innocenti. Diviene amico intimo di Cicerone, con cui condivide le dimensioni del naso Famose sono le sue arringhe Pro Paulo Gumozzo, nella quale difende un contadino accusato di furto di galline, e l’Ad Pinkos Floydos, una potente denuncia diretta al noto gruppo, allora in tour presso Alba.

Il jazz[edit]

Verso il 1848 Piero Angela sta facendo un tour tra le enoteche dell’astgiano insieme a Quincy Jhones quando la loro auto si ferma a Mezzomortagno perché il jazzista, compiendo gli anni, aveva soffiato sulle candeline sbagliate. I due si ritrovano così nella piazza del paese, dove Conte sta difendendo un villico dall’accusa di falso in bilancio, sedendo su di un pianoforte. Angela non resiste e si getta sullo strumento, iniziando a suonare con foga, seguito dal jazzista. Il paese li osserva allibito fino alla fine dell’esecuzione (che, beninteso, durò tre giorni e tre notti di fila), dopodiché scoppia in un boato generale: li vogliono linciare. Conte, per senso del dovere, li aiuta a fuggire accendendo le candele con un accendino di fortuna, e fugge con il pianoforte. In realtà non fu solo senso del dovere: quella musica ha risvegliato in lui i puerili ricordi del rito bacchico, ed egli ha intenzione di approfondire l’argomento. Giunto ad Asti inizia a suonare per le vie del centro come gitano, poi passa ai semafori, dove però viene cacciato dagli automobilisti, che non vogliono scucire un soldo.

Ghost singer[edit]

Conosce allora Adriano Celentano, a cui propone una sua canzone intitolata Celeste. Il Molleggiato, subdolamente, se ne appropria e la cambia in Azzurro, facendone l’inno della Nazionale Italiana. Si trasferisce in questo periodo in Messico, dove, sulla cima di una piramide di Chizèn-Itza, prima compone Messico e nuvole avvolto in una nube di cannabis, poi viene arrestato per schiamazzi e spaccio di droga. In seguito si perde in Una verde milonga, e per ben trent’anni non riesce a trovare una via d’uscita. Torna in Italia verso il 1970, su una barca funzionante con gli starnuti del suo possente naso, ricavata dall’amato pianoforte e sbarca a Genova.

Il successo[edit]

Paolo Conte durante una botta di narcolessia, tra l’altro molto apprezzata dalla critica:
« Il maestro non finisce di stupire con la sua genialità. Magistrale l’assolo di tre ore di adenoidi: pura metafisica! »

Nel 1979 ordina Un gelato al limon, e lo fa con un ritmo tale che il gelataio, che in realtà era un talent-scout travestito, lo scrittura immediatamente. Inizia così la lunga serie di successi che scrive insieme al fantasma di Giuseppe Ungaretti:

  • Soldati – contiene la famosa Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie, dove l’influenza ermetico-ungarettiana è massima.
  • Paris milonga – milonga alla francese.
  • London milonga – milonga all’inglese.
  • Berlin milonga – milonga alla tedesca.
  • New York milonga – milonga all’americana.
  • Rio de Janeiro milonga – milonga alla brasiliana.
  • Emmoòbbasta milonga – la fine della milonga; unico album in cui usa parole del volgo.
  • 300 (that’s Spartaaaaaaaaaaaa!!!!!) – ode all’antichità classica.
  • Una faccia da culo – contiene il famoso Sijmadicandhapajiee.
  • Razmataz – scritto con ben venti dosi di LSD.
  • Elagia, dattilo, giambo e spondeo – un disco sulla poesia classica.
  • Psicofarmaci – un’ode ai suoi ispiratori.

Canzone tipo[edit]

Vediamo ora di comporre una canzone alla Paolo Conte. Innanzitutto il titolo. Deve essere strano, astruso e totalmente incomprensibile. Qualcosa come Rondini bustrofediche, Ricasso, Gajanjakagaaakh o Un drink al karkadè. Ecco, prendiamo quest’ultimo. Adesso scriviamo una frase come Non mi va d’andar. Sarà la prima strofa. La seconda, attenti, dev’essere sì subordinata correttamente, ma del tutto diversa, senza però cadere nello zeugma. Puo’ andare molto bene a cantar di; proseguite così, senza MAI, dico MAI, nominare il titolo della canzone.

Eccola: Un drink al karkadè

Non mi va d’andar

a cantar la milonga

perché sento sì,

un carro che zampogna

una panca che ripugna

una casa che alberga.

Non mi va d’andar

« Vieni nel camerino che ti mostro la mia collezione di dentiere…  »
(Paolo Conte irretisce una groupie )

a cantar la milonga

specie sotto casa mia

specie sotto casa tua

specie sotto casa sua.

It’s wonderful, it’s wonderful

The wordl of music

is speaking on…

Non mi va di andar

dove canta il gitano

accompagnato da caligine

accompagnato dalla ruggine

accompagnato da un’indagine

Non mi va di andar

dove canta il gitano

quando piove e quando no

quando c’è il sole e quando no

quando nevica e quando no

Perché si…

Curiosità[edit]

  • Paolo Conte è il padre naturale di Giovanni (Aldo, Giovanni e Giacomo), figlio che non ha riconosciuto per pura tirchieria
  • Solitamente si nutre di microfoni, come si può vedere durante i suoi concerti
  • Per un periodo non precisato ha fatto il gelataio, mestiere a cui ha dedicato successivamente la celebre canzone "Un gelato al limon

Note[edit]

  1. ^ dopo un paio di piste
  2. ^ Per non parlare di un sospetto scambio di fluidi.

♫ Pizza e mandolino: the italian music! ♪

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