Nonsource:Vangelo apocrifo di Arcore

(Rimpallato da San Silvio da Arcore)
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Per quelli che non hanno il senso dell'umorismo, ci dispiace ma questo articolo non è presente sulla diabolica.
Vergogna wiki!
Convertitevi! Nel nome del Padre, del Silvio e dello Spirito Santo!
L'unto del Signore così come appare dipinto in un tempio dedicato al Berlusconesimo
« In verità, in verità vi DICO... Beati i froci, perché abbattono la concorrenza! »
(Parola del Signore)
« Date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio. D'ora in poi chiamatemi pure Dio Silvio Cesare Berlusconi »
(Parola del Signore)
« Lasciate che i pompini vengano a me »
(Parola del Signore)


Il Vangelo apocrifo di Arcore è stato ritrovato casualmente da un povero pastore in una giara di terracotta nelle vicinanze del casello autostradale di Legnano. Purtroppo il pastore, nella sua ignoranza, non si accorse dell'immenso valore del manoscritto e utilizzò molti fogli nei modi più disparati: come legna da ardere, come block-notes e come carta igienica. Alcune pagine sono giunte fino a noi e hanno dato vita insieme al sinottico Vangelo di Emilio Fede alla corrente religiosa nota come Berlusconesimo.

Bettino il Battista e l'Unto del Signore

Santo Silvio da Arcore,
prega per noi peccatori.

In quel tempo un profeta eremita, Bettino detto il Battista predicava nel deserto della Tunisia, preparando la via per colui che doveva venire, come predetto dai sacri profeti. Egli era intento a battezzare tutti gli uomini di buona volontà ma un giorno gli si fece dinnanzi il Messia per farsi battezzare anch'egli. Bettino inizialmente voleva impedirglielo, dicendo «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». Ma l'Unto gli disse «Lascia fare per ora, poiché la mia ascesa in politica è ancora prematura, per adesso limitati a salvare le mie tre reti televisive con una legge ad hoc». Allora Bettino acconsentì.

Appena battezzato, l'Unto uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli e i presenti videro lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse «Ecco il figlio mio prediletto, ecco colui che viene per condonare i reati del mondo!». Udito ciò molte persone cominciarono a seguire l'Unto.

Tentazione nel deserto

Allora l'Unto del Signore fu condotto dallo Spirito Santo nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse «Se tu sei figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane.» L'Unto gli rispose «Ma la mia non è proprio fame, è più voglia di qualcosa di buono.» Detto ciò trasformò la pietra in Ambrogio e i testicoli del diavolo in due Ferrero rocher.

Il diavolo infuriato ed evirato lo condusse in un luogo altissimo e, mostrandogli spazi sterminati gli disse «Se ti prostri dinanzi a me tutto questo sarà tuo.» L'Unto gli rispose «Caro diavolo, hai preso una bella cantonata. Quello che mi hai mostrato non è altro che un pezzetto del giardino della mia villa di Arcore

Il diavolo lo condusse poi a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei figlio di Dio, buttati giù, gli angeli verranno a salvarti.» L'Unto gli rispose: «Ma a me chi mi dice che tu sei davvero Satana? Buttati tu di sotto, fammi vedere fighetta!» Il diavolo, disperato per aver esaurito ogni specie di tentazione, si arrese dicendo «Hai vinto. Io non sono nessuno paragonato a te! Finirò disoccupato.» Al che l'Unto del Signore, nella sua sconfinata magnanimità decise di trovargli un impiego facendolo scritturare per una fiction Rai dal discepolo Saccà.

Rappresentazione di Sant'Umberto dei Bossoli, il maggiore esponente della Lega Galilea

I discepoli della Lega Galilea

In quei giorni l'Unto stava attraversando una città della Galilea quando gli si fecero dinnanzi alcuni uomini che gridavano a gran voce: «Galilea libera! Gerusalemme ladrona! Vogliamo la secessione! Basta con gli immigrati samaritani!». L'Unto si rivolse a loro e disse: «Venite e seguitemi: vi farò pestatori di uomini». Allora i galilei divennero suoi discepoli.

Il buon berlusconiano

Dopo aver radunato i suoi discepoli raccontò loro questa parabola: «Un uomo saliva da Gerico a Gerusalemme e incappò nei no global che lo picchiarono e lo spogliarono dei suoi averi, lasciandolo mezzo morto in mezzo alla strada.

Passò di lì un Fariseo comunista che lo ignorò pensando "Be', se l'è cercata".

Passò anche un sommo sacerdote del PD che pensò "Sono contro la violenza, ma se lo aiutassi potrei perdere lo 0,00001 % dei voti" e passò oltre.

Passò infine un pubblicano del PDL, che venne mosso a compassione: chiamò televisioni e giornali per immortalare il corpo straziato di quell'uomo, rilasciando dichiarazioni sulla democrazia messa in pericolo dalle frange più oltranziste della sinistra radicale.»

La guarigione del fascista nato

In quel tempo l'Unto e i suoi discepoli stavano entrando in Gerusalemme, quando videro sulla porta della città un fascista fin dalla nascita che chiedeva l'elemosina.

L'Unto in mezzo ai due ladroni.

Allora l'Unto si avvicinò e disse: «La tua fede ti ha salvato, da questo momento non sei più fascista. Come ti senti?» «Ho voglia di proibire qualsiasi sostanza stupefacente e di fare il saluto romano.» «Perfetto! Sei completamente guarito! Vieni e seguimi, sarai anche tu mio discepolo visto che non sei più fascista.» E l'ormai ex fascista divenne uno dei più fidati discepoli dell'Unto.

L'Unto del Signore predica a reti unificate

La Santissima Trinità

In quel tempo l'Unto si trovava in mezzo a una moltitudine di persone, e cominciò ad ammaestrarle con una parabola. «Un giorno un uomo partì per un lungo viaggio e affidò le sue ricchezze ai suoi servi: a uno diede dieci talenti, al secondo due e all'ultimo un solo talento. Quando tornò chiese conto di come avevano fatto fruttare i suoi averi.

Il primo dei servi disse: "Signore, ho investito i dieci talenti in azioni Parmalat e Bond Argentini e ho perso tutto".

Il secondo servo disse: "Preso dalla paura di investire ho sotterrato i due talenti, ma ecco, dove li avevo messi non c'erano più perché qualcuno li aveva rubati".

Infine il terzo servo: "Il mio unico talento me lo sono sputtanato con donne facili, trapianti di capelli e ville in Sardegna. A quel punto, avendo paura della tua reazione, ho rubato i due talenti a quel pirla del secondo servo, e li ho investiti corrompendo alcuni funzionari pubblici perché mi permettessero di costruire abusivamente il quartiere di Gerusalemme 2. Con il denaro ricavato ho messo le mani su diversi mezzi di comunicazione: giornali, case editrici e televisioni per coprire le mie malefatte e sono diventato ancora più ricco: adesso tu sei servo mio".

Chi ha orecchie per intendere intenda.»

La parabola del figliol Prodi

Un uomo aveva due figli che lavoravano con lui aiutandolo a mandare avanti la fattoria di famiglia. Un giorno il più astuto dei due, stanco della vita del contadino, decise di scappare di casa e portare via tutti i risparmi del padre. Il più sfigato dei due restò con il padre e lo aiutò negli anni duri a venire, rimboccandosi le maniche e tirando la cinghia per evitare il fallimento e risanare i conti della fattoria.

Circa due anni dopo il figlio degenere tornò alla casa del padre, aveva dilapidato in nani e ballerine i soldi che aveva rubato, inoltre aveva accumulato una serie di reati che necessitavano il condono del padre. Il padre fu felicissimo del ritorno del figlio e lo accolse a braccia aperte: «Figlio mio, come sono contento di rivederti! Figlio numero due! Ammazza il Mastella grasso, questa sera si festeggia!» Fece seguito una festa che durò tre giorni e tre notti, alla fine della quale il padre decise di lasciare tutta la fattoria in eredità al figlio degenere. Il padre morì il giorno dopo soffocato da un parrucchino. Il figlio sfigato finì per la strada e, mosso dalla disperazione, si rivolse al fratello: «In nome del nostro defunto padre, restituiscimi almeno il tesoretto che ho con tanta fatica accumulato, altrimenti morirò di stenti.» Al che il fratello gli rispose: «Tesoretto? Qua non c'è nessun tesoretto. Ora fila barbone!»

L'Unto del Signore affronta i Farisei comunisti nel tempio

In quel tempo l'Unto del Signore si trovava con i suoi discepoli nel cortile del tempio. Vedendo le bancarelle degli esattori delle tasse cominciò a ribaltarle urlando: «Io lavoro 6 mesi all'anno per me e 6 mesi all'anno per lo stato! Cribbio! È una spelonca di ladri!». Allora alcuni Farisei comunisti che si trovavano in quel luogo vollero metterlo alla prova e dissero «Le tasse servono per garantire i servizi come in tutti i paesi civili» e l'Unto rispose «Ipocriti! Esistono la scuola privata e le cliniche in Svizzera! Non vi sembrano dei buoni servizi?». Allora una Farisea disse «Sono una precaria dei call center: come faccio a permettermi questi servizi?» e l'Unto rispose «Potresti sposare mio figlio Piergesù.»

L'Unto del Signore ospite a casa di un peccatore

In quei giorni l'Unto passava in mezzo a una folla accorsa per vederlo. Fra questi si trovava anche Totò, noto peccatore, che per la ridotta statura salì sopra di un sicomoro. L'Unto si fermò appena sotto l'albero e disse a Totò: «Cosa fai sopra quell'albero? Scendi: oggi mi fermo a casa tua.» Allora la gente cominciò a mormorare dicendo: «Ma come? Va a casa di quel peccatore?».

Dopo che il mafioso lo ebbe ospitato in casa sua, l'Unto affermò: «Oggi l'impunità è entrata in questa casa: i tuoi reati ti sono condonati.» A quel punto alcuni farisei lì presenti dissero oltraggiati: «Come può quest'uomo condonare i reati?» e l'Unto rispose «Razza di vipere! Cos'era più semplice dire: "Va dalle autorità e fatti processare per i prossimi 30 anni" oppure "I tuoi reati ti sono condonati"? In verità, in verità vi dico, se non condonerete i reati altrui, nemmeno i vostri saranno condonati».

L'Unto difende Marcella la peccatrice

L'Unto e la peccatrice a un convegno di Forza Palestina

Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. In quel momento entrò Marcella, una peccatrice di quella città la quale si inginocchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.

A quella vista il fariseo disse «Mio signore, si allontani da quella donna, è una peccatrice! Ha molto peccato e deve saldare il debito che ha verso la società.» L'Unto adirato rispose «L'unico peccato di questa donna è quello di aver conosciuto persone che solo dopo molti anni si sono rivelati essere dei poco di buono. Tu dici che essa va recuperata alla società? Ma vanno recuperati alla società gli stolti come te che la accusano!»

Non pago rincarò la dose con una parabola «Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?» Il fariseo rispose «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse l'Unto «Hai giudicato bene.» E volgendosi verso Marcella, disse al fariseo «Vedi questa peccatrice? Ha sempre agito per mio conto senza mai nominare il mio nome invano davanti a dei magistrati comunisti. Ha fatto l'impossibile: fatture false, associazione mafiosa, calunnia aggravata, mi ha addirittura procurato uno stalliere e numerosi cavalli per il mio maneggio. Per questo ti dico: le sono condonati i suoi peccati, poiché mi ha molto amato. Invece quello a cui si condona poco, ama poco». Egli congedò la donna dicendo «La tua fede ti ha salvata, va in pace!»

Il Messia cammina sulle acque dello stretto di Messina

Dopo aver congedato le folle adoranti che erano giunte a Messina da ogni parte della Sicilia per adorarlo, l'Unto disse agli apostoli di attraversare lo stretto senza di lui e che più tardi li avrebbe raggiunti. Si era ormai fatto buio e la barca degli apostoli si trovava già al largo quando lo videro avvicinarsi a piedi camminando sulle acque. Essi terrorizzati gridarono «Ma ciò è impossibile!» L'Unto amareggiato rispose «Uomini di poca fede, nulla è impossibile se il mio spirito è con voi. Quello che io ora faccio anche voi, se mi votate, presto lo potrete fare. E questo perché le vie del cemento sono infinite.»

Le beatitudini

Egli mentre predica la Sua parola.

In quei giorni l'Unto si trovava con i suoi discepoli insegnando loro queste cose: «Non fate come i farisei comunisti, che manifestano per la pace e la giustizia davanti a tutti. Comportatevi piuttosto come il pubblicano, che prega solitario in ultima fila, meditando su come far fuori il giudice che sta indagando su di lui. In verità, in verità vi dico:

Beati gli evasori, perché non subiranno controlli;

Beati i parlamentari, perché avranno l'immunità;

Beati gli imprenditori edili, perché avranno l'appalto;

Beati i leccaculo, perché faranno carriera;

Beate le squadre di calcio, perché i loro debiti saranno spalmati;

Beati i produttori televisivi, perché vedranno la gnocca;

Beati i banchieri, perché potranno spremere i clienti;

Beate le reti Mediaset, perché avranno le frequenze del digitale terrestre;

Beati i mafiosi, perché riceveranno il pizzo;

Beati gli abusivi, perché saranno condonati;

Beati tutti voi quando vi metteranno sotto inchiesta, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male su di voi per causa mia: rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa se diventerò presidente del consiglio. Io sono la via, l'impunità e la vita: dove due o tre si associano a delinquere nel mio nome, io sarò con loro.»

Il miracolo della moltiplicazione delle cifre

L'Unto del Signore prega nell'orto degli ulivi
NonNews

NonNotizie contiene diffamazioni e disinformazioni riguardanti Vangelo apocrifo di Arcore.


In quel tempo l'Unto del Signore si trovava con i suoi discepoli e una grande folla con bandiere e cappellini del suo partito. L'Unto disse al discepolo che egli amava «Porta le cifre dell'attuale governo», ma Bondi gli oppose «Maestro, le cifre non sono poi così disastrose, 5% di disoccupazione, deficit sotto il 3% e una diminuzione della criminalità.». Allora l'Unto gli disse «Uomo di poca fede, portami qui le cifre ufficiali e al resto penserà la provvidenza.»

Allora l'Unto cominciò a distribuire le cifre tra la folla declamando «Disoccupazione al 20 %, inflazione al 45 %, conti pubblici impazziti, pressione fiscale al 249 %, aumento della criminalità e dell'immigrazione clandestina, diminuzione del potere d'acquisto: il paese è in ginocchio». Tutti i presenti furono infarciti con cifre fino alla sazietà: i discepoli passarono a raccogliere quanto era avanzato e riempirono dodici ceste. A quel punto la folla cominciò a inseguire l'Unto per farlo Presidente del Consiglio.

San Di Pietro rinnega il Signore una volta di troppo

Venne il giorno in cui l'Unto radunò i suoi apostoli e disse: «Cosa dice la gente di me? Dicono che sono il figlio di Dio?» Il più fedele di loro rispose: «Mio Signore, quasi tutti ormai sono convinti della tua natura divina. Solo un esiguo manipolo di mistificatori continua a crederti un figlio sì, ma di puttana» «In verità, in verità vi dico che uno di essi si trova tra noi, egli mi rinnegherà tre volte prima che il gallo abbia cantato.» Allora l'apostolo Di Pietro si alzò in piedi e disse: «Lei è un ladro!» «Mafioso!» «Corruttore di giudici!» Proprio in quel momento il gallo cantò. «Povero illuso. È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che io vada in carcere. Tu sei Di Pietro e con questa pietra verrai lapidato, comincerò io che sono senza peccato.» Il Messia con la forza del pensiero spezzò un'enorme pietra, ne diede dei pezzi ai suoi discepoli e disse: «Prendete e lapidatelo tutti. Questo è un essere indegno e verrà offerto in sacrificio per noi.»

Seguì il sacro rito della lavanda linguale dei piedi e di tutti gli orifizi dell'Unto del Signore, nel quale gli Apostoli si cimentarono con grande gioia.

L'arresto dell'Unto del Signore

L'ingiusto processo all'Unto del Signore in un dipinto della chiesa di San Silvio Martire di Arcore

Dopo la lapidazione l'Unto si ritirò in preghiera nel giardino degli ulivi, supplicando che avvenissero le elezioni anticipate, l'unica cosa che avrebbe potuto salvarlo da una ingiusta condanna: sapeva infatti che i Farisei comunisti stavano complottando per arrestarlo.

Allora gli si fece innanzi colui che lo avrebbe tradito, e lo baciò. L'Unto gli disse: «Pierferdinando: con un bacio tu esci dalla mia coalizione! Tutto è compiuto!»

Pronunciate queste parole le guardie del sommo sacerdote del PD catturarono l'Unto che affermò: «Ricordate: chi di caso SME ferisce di Telecom Serbia perisce»

L'unto del Signore sotto processo

L'Unto del Signore ascende al cielo.

Allora l'Unto del Signore venne portato dinanzi alle toghe rosse: queste lo interrogavano, ma lui rispondeva «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere».

Le toghe rosse si stracciarono le vesti, ma il loro sforzo venne vanificato dall'Arcangelo Cirami che comparve in mezzo al tribunale in vesti infuocate e il processo venne immediatamente trasferito di sede.

Quindi l'Unto del Signore comparve di fronte a un altro magistrato e questi gli chiese: «Di cosa sei accusato?» ed Egli rispose «Corruzione, omicidio plurimo e associazione a delinquere di stampo mafioso, ma sono solo calunnie messe in giro da qualche fariseo comunista.» «Tu sei re?» «Tu lo dici, io sono Re. Ma il mio regno non è di questo mondo, esso si trova nell'alto dei cieli, nell'etere, più precisamente nelle reti Mediaset.» «Non sei tu che hai affermato "Distruggerò il tempio e in tre giorni lo ricostruirò"?» «Era solo una battuta tra amici.»

A quel punto il magistrato era deciso a liberarlo, ma fuori dal tribunale si era raccolta una grande folla di girotondini che chiedevano a gran voce la condanna dell'Unto. Allora il magistrato disse «Non ho trovato in lui nessuna colpa, io me ne lavo le mani»: per questo ancora oggi quel processo viene chiamato "Mani pulite". Il magistrato stabilì che il nuovo processo avrebbe avuto luogo due mesi dopo, e l'Arcangelo Mastella decretò che una settimana prima di tale data si tenessero le elezioni anticipate.

Ascensione al cielo

Passati cinquanta giorni da quei fatti si tennero le elezioni che videro stravincere l'Unto del Signore soprattutto grazie alla Lega Galilea. Venne quindi assiso al cielo dove siede al centrodestra del Padre e vive e regna impunibile, nel nome di Italia Uno, Canale 5 e Rete 4, per tutti i secoli dei secoli, Amen.


Meno male che Silvio c'è

Il nostro Signore sarà sempre tra noi, prepariamoci a lodarlo con gioia nei secoli a venire. Ora alziamo tutti gli occhi e le mani al cielo e intoniamo il canto che lui ci ha insegnato:


Un neurone solo, vive in noi

siamo a favore dell'impunità.

Presidente siamo con te

Meno male che Silvio c'è!


Siamo la gente come Emilio Fede

siamo la feccia della società.

Presidente siamo con te

Meno male che Silvio c'è!


Siamo la gente che ama un potente

che ci apre nell'ano e con forza ci da.

Presidente siamo con te

Meno male che Silvio c'è!


Viva l'Italia, l'Italia che ha scelto

di credere ancora a questo stronzo.

Presidente siamo con te

Meno male che Silvio c'è!

Presidente siamo con te

Meno male che Silvio c'è!


Dico di si alla dittatura

sono solamente un puro demente.

Presidente siamo con te

Meno male che Silvio c'è!

Presidente siamo con te

Meno male che Silvio c'è!


Viva l'Italia, l'Italia che ha scelto

di credere ancora a questo stronzo.

Presidente siamo con te

Meno male che Silvio c'è! (3 volte l'intera strofa)


Presidente questo è per te ( 8==D )

Meno male che Silvio c'è!



“La pagina è finita, andate in pace.”
“Rendiamo grazie, cribbio!”

Approfondimenti per la catechesi

Voci correlate

Questo è un libro in latrina, sgamato come uno dei libri meno illeggibili evacuati dalla comunità.
È stato punito come tale il giorno 7 dicembre 2008 con 100% di voti (su 11).
Naturalmente sono ben accetti insulti e vandalismi che peggiorino ulteriormente il non-lavoro svolto.

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