Nicola Carrassi

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firma: -- WEDHRO B A 🗿? 17:32, ott 29, 2018 (CET)
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È il 2023 e c'è ancora gente che non distingue questo sito di cazzari da un'enciclopedia seria online. Bene, vuol dire che siamo stati bravi ma, spiacente deludervi, quello che state per leggere è un coacervo di minchiate senza capo né coda.

QUELLO CHE STATE PER LEGGERE SERVE SOLO A FARVI FARE DUE RISATE, NON AD INFORMARVI
(non sia mai!)
Questa non è Wikipedia, e un indizio è contenuto nel fatto che ci chiamiamo Nonciclopedia. Capito? No? Ma porc..

« Le critiche degli otaku sono state la mia fortuna. Comprano il mio libro o leggono le mie riviste solo per darmi del macellaio e altre cazzate. Ma comprano. E io porto a casa la pagnotta, mentre loro si consumano per non aver visto un po' di sangue dal naso o perché abbiamo chiamato Peter uno che in Giappone si chiama Kazzzoooo. »
(Signori si nasce!!)

L'artista Precedentemente Conosciuto Come Nicola [omissis] Carrassi (mai nato, mai morto, ma comunque risorto) è stato in una vita precedente doppiatore, giornalista, adattatore, paroliere, manager, attore, creativo, creatore di pseudonimi poco fantasiosi, e adattatore di anime per un pubblico di pirla. Poi se n'è pentito.

Attualmente sta tentando di inventare quel coso che usano in Men in Black per azzerare dalla memoria delle persone in modo che nessuno ricordi più che è esistito. Fatica inutile, tanto alla domanda "chi è Nicola [omissis] Carrassi" 9 casalinghe su 10 rispondono "eh?", e l'altra invece mena l'intervistatore.

La vita

Il piccolo Nicola si appassionò ai manga fin dalla più tenera età. Dopo aver passato l’adolescenza a studiare la filosofia giapponese che sta alla base della realizzazione di tutti gli anime e i manga, decise di fare il fumettista.

Purtroppo per lui, lo studio non era il suo forte e all’accademia dei mangaka (quella che ha fatto da modello a Masashi Kishimoto per l’accademia ninja di Naruto) venne fatto bersaglio di lanci di shuriken e legato a un palo senza mangiare per tre giorni. Dopo questa traumatica esperienza, Carrassi lasciò l’accademia per cercare altrove la propria strada. La svolta ci fu un bel giorno in cui il giovane Nicola vide un film doppiato da Donatella Fanfani, che lo ispirò talmente tanto da fargli desiderare ardentemente di diventare doppiatore.

Le opere

Nicola in veste serale.

Le prime opere furono visionate da un'attenta platea di prenti, nonne, zie e cugini.
Il nostro eroe infatti provava grande piacere nel doppiare i fumetti del Corriere dei Piccoli.
Nato nell'era analogica, il piccolo genietto si era equipaggiato con due registratori: prima incideva le battute dei personaggi maschi, poi delle femmine. Scambiando le cassette da un registratore in play all'altro in recording, creava uno dopo l'altro i dialoghi tra due e piu personaggi. Teneva inoltre delle agende, che fregava al papà, sulle quali incollava i ritagli dei palinsesti presi da Tv Sorrisi, Tele Sette e Radiocorriere Tv. Creando cosi la propria rete televisiva immaginaria.
Crebbe guardando Heidi, Goldrake, Mazinga e Candy Candy: proprio a questi ultimi due dedicò i primi club amatoriali che aprí a soli otto anni, tormentando tutti i compagni di scuola perché si iscrivessero.

Giunto ai quattordici anni, smenò talmente tanto le biglie ai genitori che si fece regalare una telecamera. Con essa realizzó una mini trasmissione televisiva registrata nella propria cameretta, che spiattelló alla TV locale Tele Liguria Sud.
Da qui inizió l'avventura catodica del Carrassi che inauguró anche una propria rubrica settimanale sulle pagine del quotidiano La Nazione. Qui nello spazio "Ciao ragazzi" rispondette alle improbabili lettere di bambini, bambine ed adolescenti con improbabili e cicciosi problemi di vita vera.

In questi anni Nicolino si dedica anche alla stesura dei testi delle sue prime canzoni e ad una serie di concerti presso la propria scuola e in vari teatri e teatrini della città. Sempre per beneficienza Carrassi cantava le cover delle sigle, infarcendo gli show con sue canzoni scritte sulle musiche di serie TV giapponesi. Tanto era l'amore di Carrassi per le serie giapponesi e il Giappone. Ma commise un errore: quello di scrivere alla giovine età di dieci anni alla potente Alessandra Valeri Manera. Sino a quando non la incontrò e non iniziò a lavorare per lei.
Carrassi sognava di essere il nuovo Paolo Bonolis alla guida di Bim bum bam; la AvM lo mise invece a inventare titoli e nomi delle serie giapponesi, che lei assolutamente voleva modificati. Arresosi alla potenza di Valeri Manera, Carrassi lanció un SOS otaku, creando il progetto Pa alla seconda, contro la censura. Per questo fu fustigato e manipolato dalla veliarda Valeri Manera. Il giovane virgulto amante dei cartoni giapponesi fu sottoposto ad un lavaggio delle meningi...

Appena maturata questa grande vocazione dentro di sé il Carrassi approdò a Mediaset dove, per la gioia del Moige e il dolore degli appassionati di anime, divenne l’adattore/direttore del doppiaggio/megapresidente di tutti cartoni presenti e futuri. Da allora il mondo dell’animazione nipponica in Italia venne ridotto a uno scempio totale, al cui confronto la Gomorra di Roberto Saviano pareva Disneyland: titoli tradotti che non c’entravano nulla con gli originali, nomi giapponesi non già tradotti o abbreviati (come succedeva prima) ma inventati di sana pianta, deprecabili allegorie e metafore condite con licenze poetiche incresciose (si pensi a Mery e Steave in Piccoli problemi di cuore), episodi costruiti con un metodo che ricorda più un copia/incolla impazzito piuttosto che un montaggio serio etc... E ancora ci si chiede (e gli otaku si mangiano le manine) come il pubblico di Canale 5 abbia regalato lo share del 21% il più alto, secondo solo a Sailor Moon (trasmessa però alle 19:50) proprio a questa serie che nulla aveva più a che fare con l'originale. Forse l'Italia voleva e vuole l'alessandraValerimanera in Carrassi pensiero, oibò? Esempi lampanti di cotanta atrocità sono le serie-martiri Sailor Moon, Marmalade Boy, ossia Piccoli problemi di cuore[1], Slayers, conosciuto come Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo per Rina che andò al mercato e un cavolo comprò ma poi ci ripensò e non se lo mangiò, o Rayearth, meglio noto come Una porta socchiusa ai confini del Sole tra Roncobilaccio e Barberino del Mugello ed infine Slam Dunk in cui riusci anche qui nell'impresa di stravolgere completamente i testi da "testo originale" a "non c'entra completamente na sega col testo originale" facendo parlare i personaggi come dei ritardati o dei bimbiminkia, aggiungendo parolacce a caso, assegnando doppiatori a caso ai personaggi (probabilmente quel giorno non aveva voglia di tenere i provini) insomma trasformandolo da capolavoro a pura merda.

Questo finché uno scienziato pazzo non inventò le VHS in versione integrale. Grazie a esse tutti gli amanti degli anime si svegliarono dal loro torpore, avendo constatato che non era colpa loro se guardavano i cartoni alla tele e non capivano mai un cazzo.

Il culmine di questa rinnovata consapevolezza vi fu quando tutti gli otaku, i nerd e i bimbiminkia scesero in piazza per il NO CARR DAY, in cui chiedevano di rimuovere il Carrassi dal suo incarico, altrimenti nessuno di loro avrebbe mai più votato Forza Italia. La manifestazione ebbe un successo enorme; basta vedere su YouTube il video di Sabina Guzzanti che sfotte Carrassi vestita da Sailor Moon o di Marco Travaglio che svela in Mondovisione le dimensioni del pene del suddetto. Silvio fu costretto suo malgrado a cacciare il Carrassi a calci in culo.

Fine di un eroe, Inizio del Padrino

Lasciata Mediaset, l’intrepido Carrassi non si perse d’animo. "Con il mio curriculum i datori di lavoro faranno a botte per avermi", ed infatti si ficcó a Telepiubambini, in Rai con l'Albero Azzurro (dando la voce all'uccellaccio Dodo per ben tre mesi), al Milan come voce del Dudi e responsabile del magazine MGeneration (memorabile il Carrassi vestito rossonero che ha condotto la tre giorni dell'Arena di Milano, senza mai smettere di parlare manco fosse Emanuela Pacotto in preda agli eccitanti)... Continuò anche a lavorare con la Yamato Video (aveva iniziato nell'87), presso la quale infarcí di porcellane il pur valido anime Slam Dunk. Aveva fatto i conti senza l’oste, però: il pubblico che acquista gli home video, infatti, è leggermente diverso da quello televisivo. Il motivo risiede nel fatto che chi compra VHS e DVD li paga e spesso anche cari, per cui vuole vedere l’anime in versione integrale, comprese le tette delle protagoniste, mentre gli spettatori dei cartoni di Mediaset sono per il 30% bimbiminkia e per il 70% membri del Moige col block notes che un po’ di censura se l’aspettano. A riprova di quanto detto, il Carrassi divorziò consensualmente dalla Yamato Video (tra lacrime e sangue) dopo che si rifiutò di ridoppiare le parti del cartone animato, dove per assurdo, ha fatto dire tutte le porcate che mai fu capace di inserire sui cartoni Mediaset. Così il sodalizio tra lui e Fabrizio Ferrario (durato più di 15 anni) andò a remengo. Da allora il Carrassi vagò senza meta in cerca di altri anime da rovinare per sempre, ma nessuno era così scemo da affidargli un incarico di qualsiasi genere, fosse anche come spazzino. Anche perché a tutti je rodeva che un pischello venuto da La Spezia potesse fare tante cose da solo.

Il nostro parte così per il Giappone e, adorato da mangaka e animatori, si fa ficcare in ogni produzione direttamente dalla casa madre. I suoi colleghi, ex colleghi e futuri colleghi si sentono rodere ancora oggi.

Passa anche due anni alla NBC di Los Angeles, dove traumatizza gli spettatori mettendo le mani sulla soap opera Sunset Beach: fa spretare un prete e lo fa accoppiare con la fidanzata del fratello poliziotto (SIC!), fa abbattere sulla città un tornado e pure uno tsunami, fa uccidere mezzo cast dalla brutta copia dell'assassino di SCREAM. E cosa fanno quegli imbecillotti di americani ipervitaminizzati? Fanno salire lo share della soap (Nielsen Reting) del 15%. Apriti cielo: l'Hollywood Reporter dedica al Carrassi un articolo e, da quel momento, il nostro eroe cambia addirittura nome per il pubblico d'oltre oceano. Ormai compagno fisso di Ryan Philippe e dell'allora moglie Reese Witherspon (che poi lo chiamerà a seguirla sul set degli spot Avon da lei interpretati) NBC o ormai Ryan sceglie proprio questo nome per proporsi al pubblico di Miami della Florida e dell'America tutta. Non parliamo poi del servizio fotografico dedicatogli da Soap Opera Digest dove appare avvolto da aloni celestiali e sulla qual rivista, vestito Byblos, viene dichiarato un vero fenomeno made in Italy (SIC). Adorato da Aaron Spelling (anche perché ha salvato il culo al figlio Randy Spelling - fratello di Tori, quella di Beverly Hills- che investì ubriaco una vecchia a Beverly Hills -Carrassi disse che era lui al volante e non ha manco la patente italiana-) viene così sbattuto a co sceneggiare altre due soap opera: la longeva Days of our Life e Passions.

Finito di menare il torrone in terra straniera, Carrassone l'uccellone torna in Italia e va a fare il direttore generale (e direttore mtk e creativo ad interim) della Mediafilm. Qui lancia in casa nostra movies come 'Freddy vs Jason', 'Porky College, un duro per amico' (sua video autobiografia - storia di un ragazzo che ha il pisello sempre turgido e che parla - e 'Jason X' con una serie di megaposter su tutti i multisala con scritto 'Jason X... Tutti dobbiamo morire. Anche tu' procurando una grattata di palle doverosa a tutti gli esercenti. C'è da dire che fa fare un sacco di soldi alla compagnia, tanto che porta il fatturato da 1 milione a 8 milioni di euro in tre anni (avesse avuto la stessa dedizione lasciando intatte le lesbiche e i frocioni di Sailor Moon (così definiti da Vera Slepoji -una che ha trovato la laurea in psicologia nell'ovetto Kinder-, sarebbe stato meglio). Poi se ne va... E gira che ti rigira, torna a Mediaset a dirigere TGCOM TeenS...

La resurrezione

Nel 2015 il Carrassi lascia la sua vita peccaminosa e tenta di liberarsi del passato cambiando nome, da Nicola omissis Carrassi a Nicola Carrassi. Ora vive di bacche e radici in una grotta in Afghanistan circondato da una muta di avvocati selvatici.

Note

  1. ^ Che pare più un episodio di Dottor House che un cartone animato.

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