« Un uomo entra in un caffè... SPLASH! »
(Tipica battuta di Troisi.)
« Un uomo entra in un caffè... CAZZO SCOTTA! »
(Troisi tenta di spiazzare il pubblico.)

Massimo Troisi (San Giorgio a Cremano, 19 febbraio 1953 - Roma, qualche anno dopo) è stato un uomo famoso per somigliare in modo straordinario al famoso Massimo Troisi. I suoi mestieri spaziavano dall'attore al badante, in quest'ultimo caso aiutando l'amico sfortunato Lello Arena. Nel 1994 viene candidato alla notte degli Oscar, nella categoria di Miglior Attore di nome Massimo Troisi.

Muore a quarantadue anni, non raggiungendo drammaticamente i quarantatré anni, purtroppo.

Carriera

 
Troisi da giovane.

Massimo Troisi, figlio unico di cinque fratelli, nasce a San Giorgio a Cremano, città famosa per essere sconosciuta. Suo padre, disoccupato, sua madre, disoccupata, il suo cane, disoccupato, con le loro difficoltà ed angustie ispireranno in futuro Massimo Troisi, che più volte ripete di aver preso spunto per i suoi film dalle vicende familiari. Si diploma all'istituto tecnico commerciale, senza saperlo. Non trovando lavoro, sceglie di diventare attore, restando di fatto disoccupato ma con un nome più bello: "attore". Gli inizi non sono incoraggianti, e l'unico ad assistere ai suoi spettacoli era un procione, tra l'altro morto. I primi insuccessi non scoraggiano Troisi, che tenta il suicidio annegandosi in un piatto di minestra. Invita quindi ad unirsi al gruppo alcuni suoi amici, tra cui Lello Arena e Massimo Troisi, e in poco tempo affittano un garage dove si esibiranno, chiamato prima "Centro Teatro Spazio", rinominato poi in "Donne Nude 24h", per attrarre il maggior numero di persone possibile, con Vincenzo Decaro spogliarellista. Nel 1972 ha problemi di cuore, sorti dopo la tragica rottura con la sua prima fidanzata, e nel 1976 si dovrà operare negli Stati Uniti, con un mental coach che tenterà di fargli dimenticare la vecchia storia d'amore.
Tornato dagli USA, Troisi invita gentilmente i suoi amici ad andarsene a fanculo. Forma allora con Lello Arena e Vincenzo Decaro il gruppo "La Smorfia", chiamato così in onore dei volti stipsici di chi guardava i loro spettacoli. In breve i tre vengono invitati a molti eventi, per ridere di loro ed insultarli. Durante i primi spettacoli, Troisi parlerà solo in dialetto stretto, talmente stretto che neanche lui capiva cosa stesse dicendo. Solo in seguito, per andare incontro anche a chi non capisce il napoletano, parlerà in italiano. E continuerà a non capire cosa stesse dicendo, continuando a fare disastri.

Il cinema

 
:Troisi :   Eddai Lello, ridammi il motorino!  
 :Lello Arena :   Ma neanche se morissi.  

Conclusa l'esperienza de "La Smorfia", Troisi decide di dedicarsi al mondo del cinema, come bigliettaio per le proiezioni dei weekend. Il primo a contattarlo fu Mauro Berardi, che gli propose un film biografico celebrativo nei confronti di Francesco II di Borbone, in cui il re è artefice di alcuni miracoli, quali ad esempio restituire la vista ai ciechi e il buonsenso agli elettori del PDL. Massimo Troisi rifiuta, forse perché aborrisce la disinformazione, forse perché nel film non erano previsti buffet gratis a tutte le ore. Sceglie allora di fare il film Ricomincio da Tre, un film drammatico che narra la storia drammatica di un ragazzo timido che, stanco di tariffe alte e messaggi costosi, sceglie la compagnia telefonica Tre; il film resterà 600 giorni al cinema, perché nessuno si era accorto che era in proiezione. E che esistesse.

La critica fu molto favorevole al film, reputandolo superiore persino a quel video di Bruno Vespa in cui si fa esplodere un brufolo.

 
Troisi e Benigni mentre decidono cosa scrivere a Babbo Natale.

Anche Lello Arena ottiene alcuni riconoscimenti, quali il Premio David di Donatello come miglior sconosciuto ripreso per caso e il Premio Moscardelli come miglior barba. L'anno seguente recita in "Morto Troisi, viva Troisi", in cui l'attore napoletano è morto. Nel 1982 recita in No grazie, il caffè mi rende nervoso, in cui l'attore napoletano muore. L'ultimo film in cui muore sarà nel 1994, talmente realistico che tutti credono sia davvero morto. Nel 1983 è la volta di Scusate il ritardo, in cui Troisi è un capostazione di Trenitalia, e si deve scusare con i viaggiatori, schivando pugni e testate. L'anno seguente recita in Non ci resta che piangere, con Roberto Benigni, in cui i due attori ricevono una lettera da parte di Equitalia e iniziano a piangere, intuendo il malefico contenuto della missiva. Dopo il film "Hotel Colonial", nel quale interpreta un vaso da fiori, recita ne "Le vie del Signore sono finite", un film che se visto causa demenza senile, nausea, accento albanese, edemi polmonari e tossicodipendenza da casatiello. Nel triennio 86-90 è protagonista di tre film di Ettore Scola: "Splendor", "Che ora è?", "il viaggio di Capitan Fracassa", considerati dai critici belli come un'alitosi durante il primo appuntamento. Nel 1991 fa il suo ultimo film da regista, ovvero "Pensavo fosse amore... invece era un calesse", con grande soddisfazione da parte del cinema.

Nel 1994 apprende che si sarebbe dovuto operare negli USA al cuore, operazione che non avviene perché nessuno voleva operarlo, neanche morto. Allora decide di girare "Il postino", un film che ha suscitato in chi ha visto il film la peggior Sindrome di Tourette. Troisi muore esattamente 12 ore dopo la fine delle riprese, e da allora, misteriosamente, smette di fare film.

Critica

 
Troisi veniva spesso paragonato a Totò.

Negli anni '80 il cinema italiano era in crisi e si pensava che non potesse diventare peggiore: non avevano ancora visto Carlo Vanzina. Comunque, Massimo Troisi fu subito considerato il salvatore della cinematografia nostrana, il miglior attore, scavalcando una bertuccia di uno zoo romano e Gabriele Paolini. Fin da "Ricomincio da Tre", Troisi viene equiparato come attore a gente del calibro di Paul Gauguin e van Gogh. Altri critici piuttosto spinti lo hanno accostato a Totò ed Eduardo, quasi come paragonare Alessio Cerci ad Arjen Robben. La critica ha definito tutti i film dalla qualità costante, pari allo zero. In molti hanno paragonato l'attore di San Giorgio a Cremano a Pulcinella, sdegnando Pulcinella, che ha promesso azioni legali. Con "Il postino" ottiene il favore della critica internazionale, tra cui il Washington Post che lo definisce:

« Uno dei pochi film italiani con cui non ci puliamo il culo. »

Curiosità

  • Maradona e Troisi erano grandi amici e spesso il fuoriclasse argentino guardava i film dell'amico; ecco spiegata la sua tossicodipendenza.
  • Tra le collaborazioni con Troisi spicca Pino Daniele. Inizialmente Massimo Troisi voleva come produttore delle colonne sonore un vaso da notte, purtroppo l'oggetto si ruppe e fu costretto a prendere il cantautore napoletano.

Voci correlate