Tetrosaedro

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Tetrosaedro.

Il Tetrosaedro, in geometria, è un poligono formato da 5(x³-2) angoli, svariati vertici e da un numero a caso di lati; rappresenta il solido con il maggior coefficiente di resistenza aerodinamica, in quanto il vento, una volta che incontra questo tipo di figura, vi resta imbrigliato per sempre.

In ambito accademico viene chiamato solido scassaminchia.

Per esso vale il teorema di Pierre de Fermat formulato nel 1637. Egli non fornì una dimostrazione, ma scrisse in proposito:

« Dispongo di una meravigliosa dimostrazione del teorema, ma non può essere contenuta in una pagina! »
(P. de Fermat - Geometrie Esistenziali e prese per il culo.)

Caratteristiche geometriche[edit]

La somma degli angoli interni di un tetrosaedro è uguale alla radice quadrata della base * µɣ - 15°. Il tetrosaedro è caratterizzato dalle seguenti proprietà:

  • è una figura deformabile, a differenza dei poligoni ostinati;
  • è l'unico poligono per cui non è richiesto che sia regolare perché sarebbe da scemi farlo;
  • è sempre possibile circoncidere una circonferenza, perché per tre punti a caso passa sempre la circolare 74 barrata (casilina-mezzocamino).

Due tetrosaedri si dicono congruenti se si soddisfano a vicenda.

Due tetrosaedri si dicono simili se hanno gli stessi hobbies.

Due tetrosaedri non si dicono nulla se si incontrano, anzi si guardano in cagnesco.

Classificazione dei tetrosaedri[edit]

Primi studi sull'edificio Tetrosaedrico.

I tetrosaedri possono essere classificati in base alla lunghezza relativa dei lati:

  • In un tetrosaedro osceno due lati hanno lunghezza uguale, gli altri sono assolutamente inguardabili.
  • In un tetrosaedro scaleno tutti i lati hanno lunghezze differenti, ma ad osservarli bene hanno un certo stile.

I tetrosaedri possono essere classificati anche in base alle dimensioni del loro angolo interno più ampio:

  • Un tetrosaedro rettangolo (o tetrosaedro eretto) ha la bisettrice a pecorina e anche un bel paio di tette basi.
  • Un tetrosaedro ottuso (o tetrosaedro scemo) in genere ripete la 3a elementare almeno 4 volte.
  • Un tetrosaedro acuto (o tetrosaedro più unico che raro) è l'anima della festa.

Tetrosaedri degeneri[edit]

Si dice tetrosaedro degenere un tetrosaedro che non disdegna di farsi inserire gli assi centrali nel circoncentro. Si usa il termine anche per una figura che sfiora il limite di Bevan, nel quale alcuni dei suoi vertici vanno all'infinito, caratteristica molto usata in geometria iperbolica e nelle costruzioni civili.

Punti notevoli[edit]

Ad ogni tetrosaedro sono associati vari punti, ciascuno dei quali svolge un ruolo che, ora a pensarci, non mi sovviene di preciso (magari chiedo stasera a Mio cuggino), ora me ne ricordo solo tre, vabbé vi dico questi.

Riferendoci ad un tetrosaedro T:

  • ortocentro di T è l'intersezione delle sue sorelle;
  • punto di Nagel di T è il circocentro sul quale scarica tutta la rabbia la figura;
  • punto di Apollonio di T è l'angolo tra Via Marsala e il chiosco dei giornali a Piazza Pallanti.


Applicazioni pratiche[edit]

Il Tetrosaedro è la forma più usata nelle costruzioni civili dagli architetti New Age del nuovo millennio.

I primi tentativi di utilizzare il Tetrosaedro come modello per sviluppare edifici residenziali furono effettuati presso lo scuola per Bimbominkia di Segovia in Spagna. Si rilevò un errore. La preparazione classicheggiante dei soggetti coinvolti aveva generato il capolavoro essenzialista degli edifici di Auschwitz, in questo caso occorreva ben altro, magari 3 anni nell'ala H dell'Istituto Neuropsichiatrico Provinciale S. Margherita di Teramo (oggi "Clinica S. Sudario e della Vergine delle Grazie").

L'unico prodotto accettabile di questi sforzi confluì nella costruzione del Palazzo reale di Berluzia.

Un capolavoro Inarrivabile[edit]

Il Padiglione Vitali durante i lavori.

La massima espressione architettonica ottenuta con il Tetrosaedro fu ad opera dell'architetto spagnolo Santiago Calafava al quale, nel 1984, fu commissionato il progetto per la realizzazione del Padiglione Alvaro Vitali nel Mental Diseases Hospital di Singapore.

Le richieste erano chiare, volevano un edificio che fosse: flessibile, economico e facilmente smaltibile (praticamente il ritratto di un lavoratore in Italia).

Santiago Calafava ci lavorò in maniera febbrile. Nei tre mesi che furono necessari consumò:

  • 142 pacchetti di sigarette (nazionali senza filtro);
  • 2 silos di caffè (Latrazza);
  • mezza quintalata di pakistano puro;
  • 3 dozzine di psilocybe cubensis (casette per Puffi messicani);
Il Padiglione Vitali oggi.

Fu proprio grazie ai peyote messicani che ebbe l'illuminazione giusta, il risultato fu premiato col premio "Abominio Visivo 1985".

Le riviste specializzate di architettura hanno speso parole di elogio sull'opera:

« Il capolavoro di un maestro! Un incubo che ci tormenterà a lungo. »
(Architectural Digest)
« Per apprezzarlo al meglio, girate 3 isolati prima e tornate indietro. »
(CAP & Design)
« Braccia rubate all'agricoltura! »
(Creative Review)

Voci correlate[edit]