Tragedia di Superga

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« ... ed ecco che Mazzola si invola sulla fascia mentre dei tizi in tuta bianca gli spruzzano addosso della schiuma antiradiazioni! Mai visto niente di simile su un campo da calcio! »
(Nicolò Carosio)

La Tragedia di Superga fu un incidente nucleare causato da uno stock di scarpe radioattive. Nel disastro, avvenuto nel 1949 nello spogliatoio del Torino, persero la vita tutti i giocatori della squadra, a eccezione di quelli in tribuna: Oguro, Bjelanovic e Nicola Ventola. Che culo.

Il Grande Torino

Mazzola ci prova con una ragazza madre.

Il Torino di quei tempi era una squadra imbattibile: in cinque anni fu capace di vincere sette scudetti, tre Coppe Italia e una Coppa del Nonno. In campo internazionale restano memorabili le vittorie per 4-0 contro il Real Madrid, 7-1 contro il Manchester United e 120-56 contro i Chicago Bulls di Michael Jordan.
Nel 1946, pur non essendo una Nazionale, il Torino partecipò con successo ai Mondiali di scena in Polosvacchia e sconfisse il Brasile in un'infuocata battaglia di capoeira.

La stella della squadra era Valentino Mazzola, padre di Sandro Mazzola, Ferruccio Mazzola e di tutti gli altri Mazzola presenti nell'elenco telefonico del Piemonte. Amatore insaziabile, collezionò cinque mogli e ventisette amanti: fu il primo calciatore a fidanzarsi con una velina e il primo a festeggiare un gol mostrando una maglietta con scritto Ilary ti amo!, cosa che dovrebbe spingere Francesco Totti a farsi qualche domanda.
Anche il suo stipendio era un vero record per l'epoca: ottocentomila lire. Non ancora soddisfatto, Mazzola impugnò il contratto e ottenne dalla società che le lire fossero convertite in vergini.

A guidare il gruppo, nel quadruplice ruolo di presidente-allenatore-dietologo-massaggiatore, c'era Urbano Cairo, il magnate della carta stampata che aveva cominciato la sua attività durante la guerra, vendendo informazioni ai nazisti.

Il disastro

Il 4 maggio 1949, mezz'ora prima dell'inizio della partita Torino - Rosticceria da Piero valevole per l'assegnazione del Trofeo Ti piace vincere facile, i giocatori del Torino trovarono negli spogliatoi una cassa di legno con sopra un messaggio:

« Questa cassa contiene undici paia di scarpini Superga. Firmato, un tifoso granata »
La causa del disastro.

Il messaggio era in realtà superfluo perchè, nonostante la cassa fosse chiusa, le Superga emettevano una luminescenza che le rendeva visibili dall'esterno. Urbano Cairo, da imprenditore attento ai costi, accettò di buon grado il regalo e ordinò ai giocatori di indossare gli scarpini.
Le squadre scesero in campo. Dopo cinque minuti il Torino conduceva già 2-0 grazie a due conclusioni dalla lunga distanza di Romeo Menti, che tirò da Novara. Al 12' il primo campanello d'allarme: la mezzala Ezio Loik cadde in area e iniziò a secernere da occhi e orecchie un liquido verdognolo e corrosivo. L'arbitro lo ammonì per simulazione.
Al 23' la Rosticceria da Piero ottenne un rigore: l'attaccante tirò a destra, il portiere Bacigalupo si tuffò dalla parte sbagliata ma grazie al braccio extra che gli era spuntato sulla spalla sinistra riuscì comunque a bloccare il pallone. Il pubblico si alzò in piedi per rendere onore alla prodezza.

In chiusura di tempo Mazzola prese palla, scartò quindici giocatori tra cui otto suoi compagni di squadra, fece un sombrero al portiere e a porta completamente sguarnita calciò fuori. In compenso la sua gamba destra, tranciata all'altezza del ginocchio, si infilò in rete. L'arbitro, dopo aver consultato il regolamento, convalidò il gol. Urbano Cairo capì che la situazione era grave (non era normale che Mazzola sbagliasse a porta vuota) e chiamò il SUEM, i vigili del fuoco, la Protezione Civile, i NAS e l'ONU.

Urbano Cairo riportò tremende ustioni e rimase sfigurato, come testimonia questa foto recente. Subì tredici trapianti di cervello ma li rigettò tutti.

Nel secondo tempo le condizioni dei giocatori peggiorarono: Ossola perse denti e capelli, Gabetto prese fuoco spontaneamente, a Rigamonti spuntarono scaglie da iguana su tutto il corpo. Arrivarono sul posto i tecnici nucleari, i quali appurarono, grazie alle loro sofisticate strumentazioni e al fatto che sulla cassa fosse scritto a lettere cubitali MADE IN CHERNOBYL, che gli scarpini venivano da Chernobyl. Per scongiurare il pericolo di fissione nucleare fu deciso di rinchiudere i giocatori nello spogliatoio e di sigillarli sotto una gettata di ventitremila tonnellate di cemento.
In quel momento Valentino Mazzola, che era rimasto in campo perché il regolamento dell'epoca non prevedeva sostituzioni, provò a involarsi saltellando verso la porta per l'ultima volta, ma subì un fallo da tergo e detonò. Le esplosioni a catena che ne seguirono uccisero sul colpo tutti i giocatori, l'arbitro, i guardalinee, un panzone a petto nudo sugli spalti e Fabrizio Failla a bordocampo.

Conseguenze

  • Sulla città ricadde una nube di materiali radioattivi che la giunta comunale provò a combattere istituendo le targhe alterne.
  • Negli anni seguenti molti bambini nacquero con malformazioni congenite. No, Piero Chiambretti non è uno di loro.
  • La vendita di Superga in Italia ebbe un calo del 340%.
  • Sauro Tomà, il giocatore del Torino che quel giorno era a casa influenzato, pubblicò il bestseller Che bucio di culo!
  • Un'unghia di Mazzola è oggi gelosamente conservata in una teca di vetro nello Stadio Olimpico di Torino.
  • La sua gamba, invece, si è fusa con la rete ed una parte del campo.
  • La Procura di Torino aprì un'inchiesta per scoprire chi avesse inviato la cassa contenente le Superga. Luciano Moggi fu indagato e subito scagionato perché riuscì a dimostrare che in quel momento si trovava con Bergamo e Pairetto a comprare dei Rolex.
  • I responsabili non furono mai trovati e il caso fu archiviato. Strano, in Italia!

Voci correlate