Salvatore Quasimodo

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« Ed è subito sega »
(Quasimodo riguardo l'assenza di donne in trincea)


« Toh, ma io lo facevo meno brutto il gobbo di Notre-Dame! »
(Qualcheduno su avvenenza di Salvatore Quasimodo)
« Per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi »
(Motivazione del premio Nobel consegnato al suo cane)


Salvatore Quasimodo (Modica, 1901- Napoli, 1968), per gli amici Quasi o Modo, per il cane Baubau, è stato uno con la poesia nel sangue ma non nel cervello. E no, non è il gobbo di Notre Dame, hanno solo il nome e la gobba in comune.

Biografia[edit]

Salvatore Quasimodo invaso da dubbi atroci:"Ma si scrive scuola o squola?"

. Appena nato, fu per la famiglia una disgrazia notare che non possedeva i tratti virili del vero maschio siculo quali i baffi, la coppola e la lupara. Il padre aveva in mente per lui una sana e rispettata carriera da mafioso o di imbianchino. Gli ripeteva sempre:

« Turi, tu da grande farai u mafiusu! »

e lui

« Ma papà io voglio fare il poeto! »

E giù di cinghiate ogni sera.
Per non fare brutta figura coi vicini, il padre, compiuti gli 8 anni, gli donò il suo primo coltellino a serramanico, a 10 gli insegnò a chiedere il pizzo ai suoi compagni di giochi, e a 18 gli regalò il suo primo fucile a canne mozze. Inutile dire quanto Quasi fosse poco interessato a tutto ciò; ogni volta che il padre lo sorprendeva a leggere, lo stanava di mazzate: "Un vero siciliano dev’essere analfabeta come una capra!", gli ripeteva sempre.
Così per poter imparare un po’ di italiano, fu costretto a frequentare corsi serali d’italiano per extracomunitari; il dialetto che conosceva era quasi assimilabile al marocchino, quindi si confondeva perfettamente tra la gente.

E la gobba è perfettamente occultata!

Giusto il tempo di sapere che carabiniere si scrive con una b, e Salvatore poté finalmente dedicarsi alla vendita di fazzoletti in mezzo alle strade, successivamente si diede alla composizione di poesie.
Fondò il "Nuovo giornale letterario, così nuovo che l’ho appena stampato" su cui poté pubblicare tutte le sue poesie: non le lesse nessuno, a parte il canarino che fondalmente usava il giornale per cagarci su, ma siccome il canarino non sapeva leggere, non le lesse proprio nessuno.
L’opportunità di entrare in un ambiente letterario che non comprendesse i suoi amici immaginari, la ebbe quando sua sorella si sposò con Elio Vittorini che, vedendo quanto fosse disgraziato suo fratello, decise di invitarlo a Firenze: là Quasi conobbe Eugenio Montale e l’ambiente della rivista Solaria, dove lo scambiarono per il gobbo di Notre Dam e lo mandarono a suonare le campane: e comunque gli impedirono di pubblicare le sue poesie, scritte in uno stile e in un italiano discutibile. Per giustificarsi il poeta si definì ermetico, ovvero uno all’avanguardia: scusa ormai abusata da tutti quei poeti che non avevano imparato ad usare la punteggiatura e a scrivere più di cacca, pupù, sole, cuore, amore. Quei polli cascarono alle sue baggianate e così gli permisero di pubblicare la raccolta di poesie "Aque e Tere" [1], che stupì parecchia gente: nessuno sapeva che Quasimodo, oltre a suonare le campane, scrivesse anche poesie!
Salvatore, contento come un mafioso al suo primo pizzo, vagò per l’Italia alla ricerca di altre riviste su cui pubblicare i suoi scritti: finì nei pressi di Genova, dove dapprima tutti lo scambiarono per un immigrato clandestino, tanto le sue poesie erano sgrammaticate, e lo mandarono a dar da mangiare ai piccioni, ma alla fine cascarono anche loro nella scusa dell’ermetismo e lo lasciarono fare. La sua seconda raccolta di poesie la intitolò "Oboe sommerso" e la pubblicò nella Gazzetta dello Sport, l’unico giornale a cui nessuno fregava una mazza di letteratura.
Nel 1959, il poeto, come amava definirsi lui, trovò nell’ovetto kinder un premio Nobel per la letteratura, cosa che gli permise di cuccare come un bonobo, di spassarsela per il mondo, di ricevere le lauree honoris causa dall’università di Messina e Oxford come poeta più migliore e un buono per un Big Mac e una coca cola da MacDonald. Inoltre ricevette un premio in campane di bronzo dall’associazione Amici Campanari per la straordinaria performance a Notre-Dame.
L’idillio era appena cominciato quando ad Amalfi nel 1968, mentre faceva sci nautico tenendosi dalla corda con i denti, lo colse un ictus: quando lo portarono all’ospedale di Napoli capirono solo dopo che gli ebbero curato la calvizie che era già morto.

Opere[edit]

  • Aque e Tere: raccolta di vaneggi sul paesaggio siciliano che, come da titolo, è costituito principalmente da acqua e terra.
  • Oboe sommerso: Quasi ci narra poetando un suo esperimento scientifico: cosa succede se immergiamo un oboe nell’acqua? Si bagna.
  • Poesie: raccolta di racconti horror.
  • Lirici Greci: con prefazione di Pavarotti e friends!
  • Ed è subito sega: Quasi ha ordinato a Mediashopping una sega e finalmente è arrivata!
  • Non sono quel dannato gobbo campanaro!: il poeto s’è rotto le balle di essere continuamente scambiato per quel bruttone con la gobba.
  • La terra impareggiabbbile (con quante b si scrive?): il dilemma di una b di troppo.
  • Con il piede straniero sopra l’alluce: il poeto s’incazza come una biscia contro un tedesco che gli ha pestato il piede.
  • 'Il falso e vero verde: Salvatore Quasimodo alle prese con un semaforo che non accenna a diventare verde. Passerà col rosso spalmando sull’asfalto una famiglia di ricci.
  • Alle fronde dei salici: anche questa volta il suo navigatore satellitare l’ha spedito a casa di Dio.

Note[edit]

  1. ^ che ci volete fare? La cultura era quella che era

Voci correlate[edit]

L'Accademia della Crusca e della Segale è lieta di presentarvi...

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