Popolo occitano (Occitania)

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« Occitania libera! »
(Tipico occitano indipendentista medio su qualunque cosa.)
« Per tutte le courente della Val Varaita! »
(Tipica esclamazione da abitante della profonda Occitania)
« Sono un pericolo per gli americani! »
(Donald Trump su popolo occitano)
« Di dove sei tu, di Bastia bassa? »
(Occitano sospettoso nei confronti di quello che crede essere un terrone)
« Dannati occitani! Hanno rovinato l'Occitania! »
(Occitano invinato che stramaledice donne, tempo e governo)

Il popolo occitano, abitante dell'Occitania, è una curiosa e quantomai singolare minoranza etnica e culturale delle valli piemontesi (altrimenti note come Occitania, Occitania libera e Occitania libera dagli occitani).

Aspetto e caratteristiche[merdifica facile | merdifica]

Il popolo occitano nasce da un curioso mix risalente all'età dei barbari barbarici. Un occitano medio si presenta come la perfetta sintesi dei seguenti popoli: vichinghi (dai quali ha ereditato la tendenza al consumo di alcolici), burgundi (e chi diavolo sono?), franchi (dai quali deriva la burlesca lingua occitana, quella che mette le 'o' finali a qualunque vocabolo femminile), i troll delle montagne (a tal proposito si osservi l'aspetto fisico degli occitani) e ovviamente piemontesi, che altro non hanno fatto se non lasciarsi conquistare le loro belle vallate da questo popolo bigotto.

L'occitano medio si riconosce per l'eccessivo attaccamento a tradizioni che solo lui conosce, per l'innominabile quantità di vin brulé che beve e per la vistosa bandiera rossa con croce gialla che espone gagliardamente alla finestra quando la nazionale occitana gioca ai mondiali di bocce. Un occitano nasce solitamente in una valle inculata che nessuno conosce (Valle Maira, Valle Stura, Valle Grana, Val Varaita, Valle Gesso, Val Chisone, Val Germanasca, Valle Vermenagna e Valle Inculoailupi) e cresce lontano dal civile e composto ambiente delle città piemontesi, sviluppando progressivamente alcune, o addirittura tutte, le seguenti abitudini:

Il mandolino La ghironda, strumento musicale tipico degli indigeni
  • Ballare in modo incontrollato quando sente il suono di una ghironda, di un organetto o di un galoubé.
  • Bere vin brulé a tutte le ore del giorno e della notte, già dalla tenera età di embrione nel grembo materno.
  • Aggirarsi per i paesi indossando una felpa con la croce occitana, rendendosi chiaramente distinguibile e pronto ad essere accalappiato dalla polizia in caso cerchi di far saltare in aria il palazzo della Provincia di Cuneo, in un impeto indipendentistico-terrorista.
  • Saper eseguire alla perfezione il passo della Val Varaita quando balla la courenta
  • Conoscere una grande quantità di balli, balletti e ballettini, che le ballerine dell'Opera di Parigi a confronto sono delle elefantesse zoppe. Tali danze comprendono: courento (tutte le sue 3486830482 versioni, diverse a seconda della valle, del paese, della stagione, della luce solare, della pressione atmosferica, della temperatura e del coseno dell'angolo descritto dalla gamba di un occitano medio che si sta allacciando una scarpa), gigo, congo, valzer occitano, mazurca occitana, bourrée (a 2 tempi, a 3 tempi o a 5689 tempi), chapelloise, boulangère, rondeau (non il rondò veneziano, perché gli occitani odiano i veneti), vièio e courenta dei coscritti.
  • Sventolare la bandiera rossa con la croce occitana alle fiere di paese.
  • Fare propaganda per l'indipendenza dell'Occitania.
  • Odiare i terroni, dove per terrone si intende gente che vive da Bastia Mondovì in giù
  • Odiare i partigiani, perché durante la Seconda Guerra Mondiale hanno pensato bene di usare le valli occitane come rifugio antiatomico.
  • Odiare i comunisti perché ogni buon occitano medio li odia, senza rendersi conto dell'inquietante somiglianza fra la bandiera occitana e la bandiera comunista.
  • Odiare gli occitani (ma solo quelli di un'altra vallata).
  • Odiare tutti, a prescindere.


Alcune delle abitudini del popolo occitano sono derivate dal contatto costante con i piemontesi e in particolare il cuneese medio imbruttito, comunemente detto barotto. Tra queste si annoverano il mangiare bagna càuda e polenta in quantità che oltrepassano di gran lunga i limiti consigliati, il dilettarsi, la domenica pomeriggio, nel gioco della pètanque (in gergo definito bocce), il mangiare la merenda sinoira, conoscere canti partigiani pur odiando i partigiani, comunicare la propria indignazione per mezzo di espressioni quali Boia Faus! e Criste! ma soprattutto organizzare bische abusive dove si gioca a scopa.

Tipi di occitano[merdifica facile | merdifica]

  • Occitano medio: È il più comune degli occitani. Trascorre la sua vita lontano dalla civiltà, in località dimenticate da Dio come Campiglione, Marmora e Ussolo. Di solito si aggira guardingo per il paese natio con sguardo torvo alla ricerca di un terrone da insultare o un piemontese medio da maledire. Si vanta di conoscere la lingua occitana, quando in realtà conosce solo il tipico canto popolare da festa della birra Se chanto. Espone la bandiera sul balcone di casa in occasione delle festività e odia profondamente i piemontesi, che stanno lentamente invadendo le sue vallate, ma ancora di più odia gli altri occitani, specialmente se è originario della Valle Maira.
  • Occitano cantastorie: Una variante dell'occitano medio. Spesso è un polistrumentista che suona in una folk band sfigata, che per guadagnare qualche spicciolo fa il tour delle vallate per suonare alle fiere di paese. Gli strumenti da lui suonati comprendono ghironda, galoubè, violino, organetto, tamburello, chitarra, mandolino, arpa celtica, flauto delle scuole medie, fischietto e ascella.
  • Occitano indipendentista ortodosso: Di tutto il popolo occitano, lui è il soggetto più temibile. Spesso si tratta di un elevazione al cubo dell'occitano medio, che, compresa la sua volontà di rendere indipendenti le valli occitane, abbandona il paesino inculato in cui è nato (spesso un luogo che non esiste nemmeno su Google Maps) per scendere in città e fare propaganda. Lo si riconosce da slogan quali Occitania libera e Occitania libera dagli occitani, oltre che dalla felpa con croce occitana. Espone la bandiera sul balcone di casa per tutto l'anno e trama segretamente con i suoi compagni di bevute contro i piemontesi, tanto che sovente rifiuta persino la bagna càuda.
  • Massaia occitana: Una donnina in apparenza innocua e tranquilla, abita in un borgo sperduto in una delle vallate sopracitate e ha interessi quali il giardinaggio, il cucito, l'uncinetto e il bucato. Rimane in questo stato latente finché non comincia la stagione calda, che per un occitano corrisponde al periodo della festa patronale. A questo punto la massaia cambia in modo improvviso: si strappa di dosso i vestiti da brava ragazza per indossare un costume tradizionale, rispolvera la mitica bandiera rossa dalla cantina e si mette a gridare per il paese con l'intenzione di fomentare le idee indipendentiste. Pare sia l'unico occitano di sesso femminile.
  • Occitano delle terre selvagge: Un uomo celibe (o molto più raramente una donna nubile) che evita il contatto con la civiltà. La sua vita non è molto diversa da quella di un eremita di alta montagna. La sua felicità è direttamente proporzionale alla lontananza dai centri abitati (e quindi da altri occitani). E' una creatura sfuggente e solitaria, la cui unica ragione di vita è il proprio gregge di pecore da difendere dai lupi. Si dice che Gandalf avesse tra i suoi antenati un occitano delle terre selvagge.
  • Occitani new generation: Sono tutti quei ragazzi nati tra il 96 e il 2000 che, scoprendo le loro ascendenze occitane, rifiutano la natura di piemontese medio per abbracciare le idee fondamentaliste del Movimento per l'Indipendenza dell'Occitania. Gli occitani new generation (o gnu generescion) cominciano con il prendere lezioni da un occitano cantastorie, passando poi per lo studio della lingua occitana e arrivando a diventare a tutti gli effetti occitani indipendentisti ortodossi. Spesso nelle loro camere da ragazzini innocenti si nascondono cimeli da veri occitani virili, come bandiere, felpe, ghironde da battaglia e costumi tradizionali che all'occorrenza si trasformano in armature a prova di bastone di legno.