Musicarello

Da Condiclodepia, l'onciclepadia disclesica.
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Musical vs. Musicarello
« Non sapevo nulla dell'incidente e che sei stata in coma. In questi sei anni ti ho aspettata e non ho mai perso la speranza di rivederti, però ogni giorno mi scendeva... ♪♫ papparapappapappà... ♪ Una lacrima sul visoooo... ♫♪  »
(Tipico dialogo da musicarello[1] che dà il via alla canzone famosa.)

Il musicarello è un sottogenere cinematografico, tipicamente italiano, comparso negli anni '60 e rimpiazzato in seguito dai videoclip[2].
Il film veniva prodotto per pubblicizzare l'uscita di un nuovo album del cantante di fama, utilizzando quest'ultimo come attore principale.
I benefici per l'artista erano molteplici:

  1. non essere costretto a comparire come ospite in tutte le trasmissioni della Rai, così come avviene oggi;
  2. non dover rispondere a domande sulla sua musica in contesti avulsi tipo Linea Verde;
  3. non dover duettare con Pippo Baudo in una delle scarsantanove trasmissioni che conduce.

La pellicola era finanziata dalla casa discografica, con un budget compreso tra il ridicolo e la grassa risata. D'altra parte, una volta rimediate un paio di cineprese, qualche microfono e gente disposta a lavorare anche solo per l'autografo[3], il più era fatto. Il risultato era un film "usa e getta", destinato a sparire dalle sale non appena il disco iniziava a vendere, o comunque, dopo i primi cinema dati alle fiamme. Qualcuno li ha paragonati ai musical cinematografici americani, quelli con Elvis Presley e Frank Sinatra, senza tener conto che i musicarelli erano interpretati da Bobby Solo e Little Tony, distanti dai primi quanto il Som uzbeko dall'Euro.

Caratteristiche

Celentano in una scena de I ragazzi del juke-box.

Il termine "musicarello" ha origine negli ambienti romani di Cinecittà, frutto di una geniale fusione[mica cazzi] tra "Musical" e "Carosello". Si intendeva così sottolineare l'aspetto pubblicitario dell'opera e la frequente presenza dei protagonisti delle réclame, ossia degli attori che costavano meno.
Il musicarello ha due caratteristiche fondamentali:

Un mirabile esempio è rappresentato da I ragazzi dell'Hully Gully (1964) nel quale: nonostante la cospicua presenza di belle manze in bikini, di trombate non v'è traccia. Nemmeno l'euforia generata dal boom economico riuscì a scalfire l'imperante educazione bacchettona, per vedere un paio di tette si dovranno attendere i primi film con Alvaro Vitali e Jimmy il fenomeno.
La storia e i dialoghi erano basati sul testo della canzone dell'artista, ma il pubblico non afferrò questo semplice concetto per diverso tempo. Molte persone si recarono a vedere Riderà (1967), interpretato da Little Tony, convinte che si trattasse di un film comico. Alcuni pervertiti invece si accamparono di notte, sul marciapiede davanti al cinema, allo scopo di essere i primi a vedere Zum Zum Zum (1969) e ne restarono parecchio delusi. Nello stesso anno uscì anche Zum Zum Zum nº 2, che incassò talmente poco da non coprire nemmeno la spesa sostenuta per la lacca adoperata da Orietta Berti. Il musicarello col miglior incasso della storia fu invece Se non avessi più te (1966), che attirò un pubblico enorme col miraggio di una peccaminosa vita da single.

« Se non avessi più te, meglio morire... »
(Allegra e spensierata canzone di Gianni Morandi.)

Pellicole di successo

Alcuni film ottennero comunque i favori del pubblico, ma era un periodo in cui si poteva trovare nei cinema roba come Sansone contro il Corsaro Nero, o magari C'è Sartana... vendi la pistola e comprati la bara, quindi bastava davvero poco. Alla fine degli anni '70 ci fu un tentativo di rilanciare il genere, soprattutto da parte di Nino D'Angelo. L'artista si confinò in esilio volontario a Napoli, protetto dalla Camorra, per il timore di essere linciato.

Capolavori senza tempo[4].
  • Una lacrima sul viso (1964). Film che fece piangere il 96% degli spettatori, per il dispiacere di aver buttato i soldi per il biglietto.
  • In ginocchio da te (1964). Triste racconto di un amore non corrisposto tra un paraplegico e una top model.
  • Rita la zanzara (1966). Film su una fastidiosa rompicoglioni che si innamora (con tragiche conseguenze) di un esperto in disinfestazioni.
  • Nessuno mi può giudicare (1966). Commedia satirica che parla di un politico farabutto che evita la galera grazie ad una legge ad personam.
  • Cuore matto... matto da legare (1967). Un chirurgo viene ucciso da un paziente al quale aveva trapiantato il cuore di un maniaco asessuale.
  • Nel sole (1967). Il padre di Romina non vuole che la figlia frequenti Alfiero. Quando li scopre a fare sesso in spiaggia, davanti a tutti, uccide il vile spulzellatore trafiggendolo col bastone dell'ombrellone.
  • L'immensità (1967). Un tizio scopre, dopo il matrimonio, che la sua pudica sposina non era vergine e che era stata "piuttosto aperta di vedute" con tutti i suoi amici.
  • Il ragazzo che sorride (1969). Toccante storia di un ragazzo di colore, povero e ipovedente, che tuttavia sorride sempre. A causa di una paresi facciale.
  • Il suo nome è Donna Rosa (1969). Un mafioso avvezzo all'uso della lupara, rientrato troppo presto da pisciare il cane, scopre la torbida relazione della moglie con un toy-boy.
  • Lacrime d'amore (1964). La presenza di Mal (il cantante belloccio di Furia cavallo del west) e la straziante storia d'amore, avrebbero dovuto garantire i favori del pubblico femminile. Il modo di parlare dell'artista ricordava però quello di Stanlio nel doppiaggio italiano, questo trasformò un film che doveva essere drammatico in una grottesca commedia.
  • Figlio delle stelle (1978). A distanza di anni, quando il genere è oramai dimenticato[giustamente], i fratelli Vanzina tentano di rilanciarlo sfruttando il successo di Alan Sorrenti. L'operazione fallisce perché il cantante recita come se fosse drogato[5], tecnica utilizzata in seguito da Sara Tommasi per il suo memorabile esordio cinematografico.
  • Un jeans e una maglietta (1983). Oramai è chiaro che la formula "storia insulsa-cantante belloccio" non funziona più, quindi si lascia solo la prima e il ruolo viene dato a Nino D'Angelo, la versione maschile e neomelodica di Raffaella Carrà.

Curiosità

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  • Il primo film a fregiarsi del titolo[becca e porta a casa] di "musicarello" è stato Cerasella (1959), con Claudia Mori e Mario Girotti, vero nome di Terence Hill. L'attore ha negato praticamente tutto: di averlo fatto, di chiamarsi Mario Girotti e di avere gli occhi azzurri. Inoltre, in un crescente delirio da stress causato dall'infamante accusa, ha aggiunto: "Claudia Mori non esiste davvero, è un personaggio immaginario. Lo sanno tutti che Celentano è sposato con Vanna Marchi".
  • Rita la zanzara, film interpretato da Rita Pavone, è stato girato da George H. Brown, pseudonimo maschile di Lina Wertmüller. In origine il titolo doveva essere Travolti da insolita passione per gli zampironi in un agosto afoso senza zanzariere alle finestre.

Note

  1. ^ da fotoromanzo, da libro Harmony, da soap opera...
  2. ^ grazie al cielo
  3. ^ la parte più facile
  4. ^ ossia che non vale la pena perdercelo
  5. ^ il "come se fosse" è facoltativo

Voci correlate

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