Mario Rigoni Stern

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Mario Rigoni Stern mentre indica a degli esterefatti turisti un autentico stronzo di mucca asiaghese.
« Spegni l'auto e vai a camminare. Alzati quando è ancora buio, sali in montagna e gustati l'irripetibile scena di veder nascere il sole, il meraviglioso trionfo della natura. Scopri il paesaggio che ti circonda, ascolta il cinguettare degli uccelli.
Solo così potrai dire di avere vissuto veramente. »
(Mario Rigoni Stern a un passante che gli aveva semplicemente chiesto l'ora)
« Il momento culminante della mia vita non è stato quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita...  »
(Mario Rigoni Stern su deliri di onnipotenza dovuti alla demenza senile)
« Dico solo che la nostra maniera di vivere è sbagliata, che il mondo che stiamo vivendo è fatto per consumare e che il consumo consuma anche la natura. Consumando la natura, noi consumiamo l'uomo: consumiamo l'umanità. »
(Mario Rigoni Stern su cagate che si dicono dopo un litro di vin brulè)
« Sergentmagiù ghe rivarem a baita? »
(Il soldato Giuanin supplica Rigoni di riportarlo a casa dopo l'ennesimo baretto)

Mario Rigoni Stern (Asiago, 1921 - Bosco degli urogalli, 2008) è stato un testardo montanaro e un convinto oppositore di recenti diavolerie tecnologiche quali l’automobile, la televisione e la biancheria intima [1].
Egli deve la sua popolarità alla prolifica attività letteraria, con una portentosa media di un libro ogni venticinque anni, e al suo invidiabile sangue freddo che lo avrebbe portato, secondo il suo dire, a compiere durante la guerra mirabolanti imprese come portare in salvo un battaglione di alpini nel bel mezzo di una bufera di neve o abbattere a colpi di sputi l'imprendibile Barone Rosso.
Mario Rigoni Stern, ribattezzato affettuosamente "Vecchio che scassa i maroni con le sue storie di centotrenta anni fa" dall'accogliente comunità locale, sempre lieta di ascoltare le sue lamentele su come si stava meglio quando si stava peggio, è stato inoltre un fiero sostenitore dell'antico dialetto cimbro, basato sull'inserimento di una bestemmia e/o di una scatarrata ogni tre parole.

Biografia[merdifica facile | merdifica]

Il Marione nazionale festeggia il suo ottantantesimo compleanno con un buon bicchiere di spumante.
A giudicare dal sorriso tremolante, dal volto rubizzo e dalla palpebra sonnacchiosa non dev'essere il primo...

La nascita e l'infanzia ad Asiago, la città del formaggio e delle bombe inesplose[merdifica facile | merdifica]

Mario Rigoni Stern nasce ad Asiago nel 1921 in una famiglia di malgari e di pastori.
Quattordicesimo di settantadue figli, non viene annegato in un secchio dagli affettuosi e prolifici genitori solo perché sono subito lampanti le sue doti intellettive: appena nato, infatti, Mario sa già scolpire il legno, imitare il verso delle beccacce e disinnescare i numerosi ordigni inesplosi presenti sulle montagne dell'altopiano di Asiago. E poi è già dotato di una fitta barba cespugliosa.
Non si rivela però altrettanto brillante nel portare al pascolo le pecore, finendo con lo smarrire tre o quattro bestie al giorno: ben presto la sua dabbenaggine come pastore diventa nota in tutto l'altopiano e i ladri di greggi fanno a gara a chi gli ruba più ovini da sotto il naso.

Mario va a fare un picnic nella campagna di Russia[merdifica facile | merdifica]

Passano i dorati anni dell'infanzia e la seconda guerra mondiale si fa imminente. Mario, cresciuto a suon di romanzi cavallereschi e Topolino, si arruola nel corpo degli Alpini pensando di avere così la possibilità di compiere eroiche imprese.
In realtà la guerra è un'altra cosa: sballottato sui fronti di tutta Europa, Mario comprende che gli eroi non esistono e che la guerra è solo una carneficina senza senso. Inoltre, scopre a sue spese che prima di mangiare le gallette è consigliabile scartarle dalla confezione.
Nel 1943 viene spedito a combattere in Russia, e in quella gelida terra si trova a contatto con situazioni drammatiche: viveri e vestiario insufficienti, disgustosi pidocchi ovunque, diarrea e congelamenti all'ordine del giorno.
Mario si trova così bene che quasi non gli sembra vero. "Mi pareva di stare a casa, ad Asiago!" dirà anni dopo a proposito dell'esperienza. La guerra in Russia non è però tutta rose e fiori [2], infatti Mario viene catturato dai russi e internato in un lager, e qui è costretto a fabbricare palloni di cuoio per due anni.
Nel 1945 fugge salendo alla chetichella su un camion e nascondendosi dentro un sacco di mangime. Giunto in Ucraina, a forza di dimenare il suo sodo culetto negli strip-club per signore infoiate riesce a racimolare abbastanza risparmi per fare ritorno in Italia.
Tornato in patria, Rigoni Stern viene insignito della Medaglia di stagno al valore militare con la seguente motivazione:

Mario in divisa da alpino durante la sua promozione da Sergente maggiore a Nulla tenente.
« Rigoni Mario da Asiago (VI) – Classe 1921 – Sergente 6° Alpini Btg. “VESTONE”
Sottufficiale volontario di alti sentimenti e infima estrazione sociale, incurante del pericolo e dell'igiene intima, durante le operazioni di sganciamento da una trincea ormai indifendibile assumeva il comando di un plotone di fucilieri, caricandosi sulle spalle e portando in salvo due mortai d'assalto, un ufficiale assiderato, cinque soldati semplici e un mulo da soma.
Giunto arditamente sulla quota assegnata, e accortosi di aver lasciato in mano nemica un gallone di grappa, con grande rischio della propria vita e profusione di sonore bestemmie si lanciava a riconquistare il prezioso manufatto.
Fulgido esempio di eroico ardimento, folle ostinazione e sex-appeal montanaro. »

Lo svacco da dipendente statale e l'esordio come scrittore: che esista un nesso tra le due attività?[merdifica facile | merdifica]

Forse per via della sua medaglia o per il fatto di essere l'unico abitante di Asiago a saper leggere e scrivere, finita la guerra Mario Rigoni Stern ottiene un lavoro all'Ufficio Catasto del paese. Mantiene tale impiego per quarantaquattro anni, e al momento di abbandonarlo tenta il suicidio ingoiando per disperazione la graffettatrice dell'ufficio e tutte le visure catastali dalla A alla F.
Rigoni Stern esordisce come scrittore nel 1953 con il libro autobiografico "Il sergente nella neve". A dire il vero fatica inizialmente a fare accettare il suo manoscritto alla casa editrice Einaudi; il merito di aver creduto in Stern va al noto scopritore di talenti letterari Elio Vittorini, che si è espresso così nei confronti dello scrittore di Asiago:

Mario Rigoni Stern e l'amata moglie Anna hanno sempre unito le forze per superare le difficoltà della vita di montagna.
« La prima impressione che ho avuto di Mario Rigoni Stern si può tranquillamente riassumere in tre parole: "Oh, mio Dio!"
Sul serio, era un uomo disgustoso! Mi pareva un selvaggio uscito dalle caverne!
Insisteva nello spedirci per posta il suo romanzo scritto a mano su quella sudicia carta che viene usata per incartare i formaggi. Anzi, tante volte oltre al romanzo c'erano pure dei resti di formaggio! Un tanfo!
Ce ne avrà mandati quindici o sedici di manoscritti così! E tutti ovviamente in quell'incomprensibile lingua cimbra!
Alla fine l'abbiamo pubblicato per disperazione. Davvero, non accennava a fermarsi, e stava ammorbando gli uffici della redazione! »

Il libro si rivela però un insperato successo editoriale, milioni e milioni di boccaloni pagano oro per leggersi quelle che Mario spaccia per drammatici e reali episodi della ritirata di Russia e che invece non sono altro che panzane inventate di sana pianta.
Checché se ne dica, Mario Rigoni Stern non è uno stupido. Di lui si può dire che è allergico al sapone, ma ndi certo sa far funzionare la materia grigia: ben presto capisce che il genere letterario da lui inventato, e ribattezzato dai critici finto neorealismo bacchettone, è una formula che vende parecchio, perciò il buon Mario nei suoi libri successivi si cala ancor più nella parte del vecchio saggio custode dei sani valori montanari e a lanciarsi in aspre critiche al dilagante consumismo, all'effetto serra e alle bustine di zucchero sigillate che hanno ormai soppiantato in tutti i bar la classica e più umana zuccheriera comune.

Opere[merdifica facile | merdifica]

"Questo bastone è mio! Mio, capito? MIO!""
Eh sì, la generosità dei montanari è proverbiale...

L'opera narrativa di Mario Rigoni Stern è caratterizzata da un'acuta forma di monomania dall'estrema varietà di temi e argomenti trattati.
Nei suoi libri infatti il barbuto scrittore parla di montagna, natura e guerra, ma anche di montagna, animali, natura, tradizioni, montagna, animali, guerra, guerra, tradizioni e addirittura di montagna. Le sue opere più celebri sono:

  • Il sergente nella neve
  • Il bosco degli urogalli
  • Andata sul Don
  • Dizionario cimbro, ovvero come bestemmiare la Madonna nella lingua dei nostri nonni
  • Ritorno sul Don
  • Ri-andata sul Don
  • 1001 modi per fare la polenta montanara
  • Storia di Tönle
  • Uomini, boschi e api
  • Uomini, boschi e capre
  • Il libro degli animali
  • Ri-ritorno sul Don
  • Uomini, boschi e stambecchi
  • Le stagioni di Aldo, Giovanni e Giacomo
  • Uomini, funghi e formaggio
  • Chi ha finito la bottiglia di clinto? Confessioni di un beone
  • Racconti di guerra
  • Racconti di montagna
  • I 37 inverni più freddi della mia vita
  • Racconti sugli stambecchi

Patacche portate a casa e curiosità varie[merdifica facile | merdifica]

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Però è meglio se certe curiosità te le tieni pe' ttìa... o forse vuoi veder crescere le margherite dalla parte delle radici?

  • Nel 1998 l'Università di Padova gli ha conferito la laurea honoris causa in scienze della comunicazione agro-boara.
  • Quella che gli adornava le guance non era barba, bensì muschio che Mario Rigoni Stern coltivava con passione.
  • Negli anni '70 ha avuto una sordida relazione extraconiugale con Ermanno Olmi.
  • Nel 2001 ha partecipato alle olimpiadi della montagna di Longarone classificandosi primo nella disciplina Grappa Artigianale e secondo nella gara Intaglio del legno alle spalle di Mauro Corona. Solo quinto invece nella competizione Caccia di Frodo.
  • Durante la guerra ha ricevuto un encomio ufficiale per aver ucciso ben 24 soldati russi. Veramente gli ultimi tre li ha investiti accidentalmente guidando un cingolato, ma poi per fortuna si è scoperto che erano soldati russi.
  • Ha partecipato alla campagna di Russia. Con Napoleone.

Note[merdifica facile | merdifica]

  1. ^ Tanto che per tutta la durata della sua vita si è vestito esclusivamente con comodi mutandoni in lana di pecora cimbra
  2. ^ E grazie al cazzo!


L'Accademia della Crusca e della Segale è lieta di presentarvi...

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