Jesi

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L'Arco Clementino

In teoria attrazione turistica, in pratica utilizzato come traguardo per corse automobilistiche clandestine.
« Con tutti i posti su questa terra con un nome normale, proprio a Jesi dovevo nascere! »
(L’imperatore Federico II elogia la sua patria natia)
« Boia de Mao!
Boia de Nerò!!
Boia de San Cimò!!! »
(Jesino in un’escalation di stupore e/o disappunto)
« Ho magŋāõ 'l gelåö al cioccolăô »
(Test di jesinità: la corretta pronuncia di questa semplice frase – che deve ricordare il portoghese parlato a Porto Alegre – risulta assolutamente impossibile per chi è nato a più di 3km dalla statua di Federico II)
« No, il pesce non lo voglio, è da anconetani. Nemmeno la carne, che è per quei pastori di Fabriano. Ma vuoi mettere quant'è più gustosa una bella barbabietola?! »
(La dieta dello jesino oltranzista potrebbe risultare monotona)


Jesi è un’operosa cittadina incastonata nel cuore delle Marche, conosciuta da tutti coloro che la conoscono per colpa di circostanze di cui non va affatto fiera.

Dalla spiccata vocazione industriale, Jesi è chiamata sin dall'Ottocento la Milano del centro Italia, definizione che ha portato a diverse querele da parte della cittadinanza nei confronti di chiunque osi ripeterlo. Gode inoltre di antiche e nobili origini storiche, fortunatamente dimenticate.

Storia[edit]

Fondazione[edit]

La leggenda vuole che Jesi fu fondata, probabilmente per un errore di mira, da un celeberrimo re ellenico, tanto noto che nessuno ne ricorda il nome, ma che spiegherebbe il perché dell'autocelebrativa definizione di "città regia" che l’ha accompagnata per tutto il medioevo.
In realtà nessun greco è mai arrivato sino lì, fatta eccezione per un marinaio della linea adriatica che nel 2004 sbarcò ad Ancona e si perse nell’entroterra a causa di un eccessivo consumo di Ouzo.

Gli storici sostengono invece che nella zona di Jesi qualcuno c'è sempre campato finché il luogo divenne l’ultima frontriera degli Umbri-Etruschi contro l’espansione dei Terroni-Piceni.
La guerra per la conquista del territorio fu lunga e senza esclusione di colpi. Degne di menzione sono le seguenti sanguinose battaglie:

Alla fine la spuntarono gli umbri, che per festeggiare eressero in piazza una statua in onore di Serse Cosmi.

Periodo Celtico[edit]

Statua raffigurante Federico II eretta nell'esatto punto in cui l'imperatore è nato. Da notare l'espressione austera come a dire: "Ma io come cazzo ci sono finito qui?!"

Appena settantaquattro minuti dopo l'inaugurazione del monumento arrivarono però in città i Galli Senoni, popolo originario della Francia che aveva fondato la nuova capitale a Senigallia (viva la fantasia!). Essi erano stati cacciati dalla transalpina madre patria perché considerati eretici, in quanto ad una squisita grigliata di rane e lumache preferivano di gran lunga una plebea sbraciolata di maiale, cosa che li rendeva dei rozzi incivili agli occhi dei compaesani.
I galli trovarono una popolazione stremata dalle continue guerre e oramai ridotta alla fame, così riuscirono ad acquistare la città per due cassette di scampi dell'adriatico, la promessa di tagliarsi quei baffi biondi e la garanzia di non chiamare il nuovo territorio Jesigallia o Jesifix.
E così fu. La nuova conquista fu infatti denominata "Nuova città gallica in precedenza lungamente contesa tra gli etruschi e i terroni".

Periodo Romano[edit]

Nel 295 a.C. i romani si accorsero improvvisamente che si stavano covando una serpe in seno. Infatti, mentre a migliaia di chilometri di distanza stavano combattendo contro gentaglia che si faceva chiamare Asterix o Obelix, stavano bellamente trascurando un popolo a tiro di scatarro composto integralmente da Martuffellix, Serafinofix e CompareZappittufix. Così non poteva assolutamente andare. Fecero irruzione in massa nella città.
La popolazione era però oramai completamente disabituata alla guerra da secoli di pace e barbecue. Così accolsero gli invasori omaggiandoli con quintali di cinghiale arrosto e centinaia di magliette autografate da Zidane. Fu la fine dell'indipendenza.
Per non urtare troppo la sensibilità dei locali i conquistatori ribattezzarono il distretto "Nuova città romana ex città gallica in precedenza lungamente contesa tra gli etruschi e i terroni".
Queste continue invasioni spiegano perché il dialetto jesino sia uno strano mix tra toscano, celtico, romano e terrone; e perché gli abitanti siano particolarmente diffidenti e introversi, oltre che sommamente stronzi, nei confronti dell’estraneo.
Nel 247 a.C. il senato romano stabilì ufficialmente che si era formalmente rotto il cazzo di chiamare quella nuova provincia con un nome così lungo, così decise di ribattezzarla Aesis, digitando tasti a caso sul cellulare e vedendo cosa tirava fuori il T9. E il nome, modificato di poco, le restò per sempre.

Medioevo[edit]

Con la caduta dell'Impero Romano a Jesi passarono a depredare la città tutti i barbari possibili e immaginabili. I visigoti (che si mangiarono anche l'erba dei campi), i vandali (che sfasciarono tutto ciò che aveva un'inclinazione anche vagamente verticale), gli Ostrogoti (che non si capiva un cazzo quando parlavano, i peggiori!) e infine i Longobardi, che restarono per qualche secolo in più in quanto non erano poi così male, a parte che chiamavano la sedia cadrega e che volevano si pregasse cinque volte al giorno il loro dio Trota.

Finalmente però arrivarono i bizantini, che avevano fondato la Pentapoli sull'adriatico da Rimini ad Ancona e che misero Jesi a difesa del territorio; ovvero a prendere le legnate dai Longobardi che occupavano tutto il resto d'Italia mentre loro se ne stavano tranquillamente a passeggiare lungo il viale Ceccarini di Riccione, 'sti stronzi: erano meglio i barbari!

Come Dio volle, nel 773 d.C. arrivò Carlo Magno e divenne tutto Sacro Romano Impero.
Il giogo imperiale perdurò sulla città per due interminabili giorni, finché la popolazione, un filino turbata dalle innumerevoli invasioni, proclamò la Repubblica Aesina.
Fu in quel contesto di libero Comune che nacque a Jesi il suo più illustre figlio: l'imperatore Federico II di Svevia. Egli, in eterna riconoscenza nei confronti della città, le conferirà nuovamente la dominazione di "città regia"; la fece assurgere (se esiste 'sta parola) a capitale e le concesse libertà inusitate all'interno dell'Impero: il poter sfottere l'abbigliamento del Papa quando veniva in visita, chiamandolo "La mignottella in gonnella", e il poter coniare moneta propria, con come effige l'immagine di Marilyn Monroe mentre le si alza la gonna bianca, ma con la faccia di Gregorio IX. Questi fatti portarono alla scomunica in toto della città, ma gli jesini avevano già deciso da che parte stare e se ne sbatterono i coglioni.
Purtroppo Federico morì presto e la pacchia finì subito.

Il Palazzo della Signoria di Jesi costruito sul progetto di quello di Firenze, ma cercando di risparmiare giusto un filino. I fiorentini ne hanno richiesto le royalties, ma se si aspettano che un marchigiano cacci una lira stanno freschi! Ah, e non fate caso a quei deficienti lì davanti, ognuno ha i turisti che si merita!

La città tornò ad essere in balia degli eventi.
Nel periodo delle signorie i Malatesta di Rimini, i Montefeltro di Urbino e gli Sforza di Milano[1] si contesero la marca, che alla fine fu acquistata con soldoni sonanti dal papato.
La nuova proprietà non aveva dimenticato gli sgarri subiti e si vendicò sulla popolazione. Fu imposto di pagare il 50% del reddito al vescovo, di attirarsi le simpatie di tutti diventando gli esattori delle tasse dell'intero Stato della Chiesa[2], di dover ballare per strada la rumba completamente nudi ogni volta che si incontra uno sconosciuto, di dover rendere grazie al Signore in ogni singola frase pronunciata[3] e, condanna ben peggiore, di non poter giammai avere una squadra in serie A.

Epoca moderna[edit]

Nel 1797 arrivarono le truppe Napoleoniche, circostanza che non cambiò assolutamente nulla alla già sottomessa, incazzata e spergiurante popolazione, a parte il fatto che in quel periodo nacque il secondo figlio di Jesi, Gian Battista Pergolesi.
Egli, come ogni rockstar degna di questo nome, morì a soli a 27 anni, ma è considerato il vero inventore e massimo esponente della musica d'opera d'ogni epoca, nonché il più grande bimbo prodigio della storia, tanto che Mozart sarebbe degno solo di segnargli i punti quando gioca a biliardo. Il fatto che queste considerazioni vengano fatte per lo più dai francesi, mentre in Italia nessuno se lo caga, lascia alquanto perplessi a riguardo dei gusti dei francesi.

Da Napoleone a Garibaldi e poi ai giorni nostri la storia è cosa nota, e poi questa non è mica una trasmissione di Minoli!

Campanilismi e gemellaggi[edit]

Ogni vero jesino che si rispetti deve nutrire un sano odio viscerale nei confronti di Ancona.
L’origine storica di questa faida è attribuibile agli innumerevoli secoli in cui le due città hanno combattuto per il dominio dei territori di confine: quattro metri quadri di una puzzolentissima palude, chiamata sarcasticamente Chiaravalle. Gli anconetani invece si mostrano più tolleranti e, interrogati su cosa nei pensano degli jesini, tendono a rispondere: "Cosa ne penso di chi?"
Altra storica antipatia è nutrita nei confronti della città della carta, Fabriano. Le cause di questa fratricida guerriglia urbana si sono perse nell'oblio, ma almeno stavolta il sentimento è abbondantemente ricambiato.
Un discorso completamente diverso va fatto per Senigallia, città amatissima dagli jesini dove trascorrono in media un terzo della loro esistenza, tra i mesi di maggio e ottobre. D’altra parte ad una città che ha come motto "Senigallia: mezza ebrea, mezza canaja!" come si fa a non volerle bene?

Eccellenze enogastronomiche[edit]

Original video
Il Verdicchio in tutto il suo splendore!

Il vero fiore all’occhiello della produzione locale è indiscutibilmente il Verdicchio dei Castelli di Jesi, vino molto in voga e considerato un dei migliori bianchi del mondo, del quale la popolazione fa un uso smodato. L’unico problema è che, anche campaste cent'anni, nessuno jesino ve ne farà mai assaggiare nemmeno un sorsetto a gratis, perché "Qua non è la Caritas, svegliotto[4]!".

Attrazioni turistiche[edit]

Boh! Il fatto che Jesi d'estate, mentre tutti gli abitanti sono a Senigallia, sia frequentata unicamente da turisti del nord europa e degli immancabili giapponesi dotati di reflex fa supporre che la città sia ricca di sconosciuti luoghi d'interesse.
Anche rileggendo l'interminabile paragrafo "Storia" di questo articolo tutto lascia credere che qualcosa da vedere ci deve essere per forza!
Oh, ok... Consultando Wikipedia: la città è ricca di musei, palazzi rinascimentali, chiese monumentali, archi di trionfo, pinacoteche, palazzi dell'età comunale e della signoria, mura medievali e quant'altro. Inoltre, guardando attentamente le foto, credo che una volta da ubriaco abbia pisciato contro un muro eretto circa tremila anni fa: son soddisfazioni!

Amministrazione[edit]

Dai tempi di Federico II, Jesi è stata governata da personalità progressiste e anticlericali, comunemente definite comuniste. Sempre, senza alcuna eccezione; tanto che le strade richiamano tutte un certo tipo di personaggi, come via Gramsci, corso Matteotti o largo Salvador Allende. Pochissimi hanno posto obiezioni a riguardo e chi ha osato farlo si trova attualmente in fondo a Ripa Bianca, la foiba locale.
Giusto al fine di provare un piccolo brivido d’incertezza alle ultime elezioni la sinistra ha deciso di spaccarsi. Da una parte la lista di centro-sinistra, capeggiata da un rappresentante del Pd e sostenuta unicamente ma compattamente dal Pd. Dall’altra una lista di sinistra-centro, capeggiata da un rappresentante del Pd e sostenuta unicamente ma compattamente dal Pd. Come terzo incomodo una lista omnibus capeggiata da un tizio e sostenuta da tutte le opposizioni: da Di Pietro al Pdl, dai Radicali all’UDC, da Vendola alla Lega Nord e da Rifondazione a Forza Nuova. Vinse il candidato del Pd col 51%, secondo il candidato del Pd col 49% e terzo il terzo incomodo (che se si era chiamato così ci sarà pure un perché) con un voto, il suo.

BUM! Questa voce o sezione potrebbe soffrire di recentismo (...e di aerofagia).
Nel modificarla considera gli eventi recenti in una prospettiva storica, poi fai un respiro, fregatene, e continua a scrivere; meglio ancora se assurdità totalmente false.

Incredibile: il vento del cambiamento è arrivato anche a Jesi!
Alle elezioni amministrative del 2012 il candidato espressione del centro-sinistra, stavolta unito e che avrebbe dovuto trionfare già al primo turno, è stato sorprendentemente sconfitto al ballottaggio da una lista civica apolitica e apartitica che ha espresso come sindaco un volto nuovo, già assessore nell'ultima amministrazione di centro-sinistra! Ah, ehm... Come non detto. Tutto a norma!

Sport[edit]

Lo sport più amato in quel di Jesi è, incredibile a dirsi, la scherma. Dato che è praticato in tutto il mondo da circa una dozzina di atleti, per una legge della statistica ha portato in città innumerevoli trionfi, tanto che attualmente si contano 1,3 medaglie d’oro per abitante (considerando solo quelle olimpiche). Le medaglie d’argento vengono regalate ogni giovedì dai cartolai come inserto de l'Unità; mentre quelle di bronzo vengono utilizzate come sostituti dei sampietrini divelti quando si devono ripavimentare le strade. L’altra maggiore scuola italiana di scherma è quella di Livorno, fatto che fa supporre sia una pratica per soli bolscevichi usi all'esclamare "Boia de" (i livornesi la finiscono lì, mentre gli jesini ci aggiungono un soggetto, normalmente l'Altissimo).
L’apice della notorietà che questo sport ha regalato alla città ci fu nell’Olimpiade di Atene del 2004. In quell’occasione infatti alla finalissima arrivarono le due jesine e condòmine Valentina Vezzali (già oro individuale nel 2000 e poi nel 2008, oro a squadre nel ’96 e nel 2000, atleta più medagliata della storia olimpica italiana, nonché futura portabandiera a Londra 2012) e Giovanna Trillini (oro individuale nel ’92, oro a squadre nel ’92, nel ’96 e nel 2000, seconda atleta italiana più medagliata di sempre e già portabandiera ad Atlanta ’96) entrambe allenate dallo jesino Stefano Cerioni (oro a squadre nell’84 e individuale nell’88)[5]. Era la prima volta nella storia che due concittadini si sfidavano in una finale olimpica, un evento più unico che raro.
Il pianerottolo era spaccato e si registrarono innumerevoli lanci di uova marce tra un balcone e l’altro, fatto che occupò le successive dodici riunioni di condominio.
Invece la città era molto più compatta.
Giovanna era simpatica, umile e insegnava la scherma ai bambini jesini. Inoltre era una compagna e aveva il giusto physique du rôle della vera donna marchigiana: una silhouette da scaricatore di porto e capace di plurifratturarti la mandibola con un solo buffetto.
Invece Valentina:

  1. era di origini emiliane (orrore!)
  2. aveva sposato un terrone (affronto!)
  3. aveva deciso di andare ad allenarsi in Umbria (tradimento!)
  4. era caruccia e magrolina (disgusto!)
  5. era credente (eresia!)
  6. era filo berlusconiana (al rogo, al rogo!)
Original video
Aaah! Traditrice senza vergogna!

Naturalmente vinse la Vezzali.
Il giorno seguente Jesi fu invasa da decine di giornalisti della Gazzetta dello Sport, decisi a intervistare i sicuramente orgogliosi e festanti abitanti della città della scherma. Fermarono tutti i passanti chiedendo loro: "Cosa prova sapendo che siete sulla bocca degli sportivi di tutto il mondo?", ottenendo sempre la medesima risposta: "Ma vattene a fanculo te e la Vezzali!".

Ai mondiali di Parigi del 2010 si è messa in luce una nuova giovane fiorettista jesina Doc, Elisa Di Francisca divenuta campionessa iridata battendo in finale Valentina Vezzali. Purtroppo nell'edizione successiva del 2011 venne sconfitta alla finalissima sempre dall'antipatica concittadina. Se a Londra 2012 avesse perso anche lei contro quella baciapile si sarebbe andati incontro al suicidio di massa dell’intera la città. Per fortuna, pericolo scampato! [6]

Il secondo sport più seguito è sicuramente il basket. Questo perché, per una volta, per un anno soltanto, la squadra locale è riuscita a raggiungere la serie A1. Quella stagione fu memorabile: la formazione jesina giunse ultima perdendo tutte le partite, ma con due punti a referto. Erano quelli attribuiti a tavolino dalla federazione alla squadra col maggior fair play. Il titolo fu strameritato, poiché i giocatori jesini promisero che ogni volta che avessero perso con meno di 30 punti di scarto avrebbero pagato da bere a tutti i presenti nel palazzetto. L'evento, di per sé molto improbabile, fu raggiunto solo in una circostanza per un'evidente bastardata degli avversari, i quali negli ultimi minuti realizzarono ben diciotto autocanestri, tutti palesemente volontari.

Terzo in ordine di importanza viene il volley, specificatamente quello femminile.
Questo in virtù del fatto che il più ricco industriale della città ha una passione smodata per questo sport, tanto che all’inizio del nuovo millennio acquistò l’intera nazionale italiana neo campione del mondo, più le capitane degli Stati Uniti (secondi), di Cuba (terzi) e del Brasile (quarti).
Fu un decennio di assoluto predominio sul patrio suolo, in cui ogni singolo anno la formazione jesina arrivò in finale sia dello Scudetto che della Coppa Italia. Il destino rio e beffardo, oltre che un'indubbia coglionaggine di fondo, volle però che venissero immancabilmente sconfitte da squadre sempre diverse e che, con ogni probabilità, passavano di là per caso.
Dopo una decade di secondi posti e di investimenti pari al Pil della regione, durante il quale si portò a casa solo l’equivalente di una umiliante coppa Uefa, al presidente si smerigliarono i coglioni e decise di retrocedere volontariamente la squadra in B2 dove attualmente occupa, giustamente, la seconda posizione.

Al quarto posto tra gli sport preferiti viene il calcio. Questo non grazie ai risultati della squadra locale - che in 173 anni di storia non ha mai vinto nemmeno un incontro tra scapoli e ammogliati - ma in quanto la città ha dato i natali agonistici a due campioni del calibro di Roberto Mancini e di Luca Marchegiani, fatto di cui i tifosi vanno enormemente fieri. Sappiate che è assolutamente inutile ricordare loro che di Marchegiani nessuno se ne ricorda e che Mancini sta sul cazzo a tutta Italia, perché non vi crederanno. Stranamente il tecnico jesino non è molto ben visto nemmeno in Inghilterra. Persino vincere uno scudetto al 94' minuto dell'ultima di campionato grazie ad un biscottone clamoroso non gli ha giovato un granché. Valli un po' a capire 'sti inglesi...
Unico aspetto rilevante della storia calcistica jesina è l’atavica faida con i Sanbenedettesi. Questa rivalità, che nel tempo ha causato più morti della bomba di Hiroshima, ha radici antiche ma soprattutto ignote, dato che San Benedetto dista da Jesi più o meno come la periferia di Mosca e che le due formazioni hanno militato per il 97% della loro storia in campionati differenti[7].

Roberto Mancini a Parigi immortalato nell'istante della stoccata decisiva per la sconfitta mondiale della Vezzali contro la Di Francisca. Anche lui è rimasto salomonicamente neutrale.

L’origine della lotta è materia di diverse leggende, ma l'autore di questo articolo ne è venuto a conoscenza durante una lunga conversazione al bar con un vecchietto ubriaco che l’aveva saputo da suo nonno quand’era ubriaco.
Sembra che le due tifoserie siano entrate in contatto per la prima volta diversi anni fa in un autogrill nei pressi di Ancona. I sambenedettesi si stavano recando a Perugia per supportare la loro squadra che puntava alla salvezza nel campionato di serie B, mentre gli jesini stavano andando a Mirabilandia per dimenticare d’aver appena perso anche col Borgo Tre Case. Fato volle che le donne sanbenedettesi recassero con loro un quantitativo di olive all’ascolana capace di colmare una discarica, al fine di rifocillare i loro congiunti durante le fatiche del tifo. A quel punto, inopinatamente, un bimbo jesino ebbe l’audacia di chiedere se poteva averne una. Al repentino rifiuto della comare si scatenò l’inferno. I feriti da ambo le parti crescevano ad ogni minuto, così come gli sfregiati in conseguenza del fitto lancio di sassi, panini Camogli e CD di Ornella Vanoni. Poi, nel bel mezzo della ressa generale, si udì un sanbenedettese gridare: "E inoltre sapete cosa vi dico? Non è che la scherma sia poi tutto ‘sto gran ché!".
Non vi furono sopravvissuti.

Note[edit]

Cioè, stai davvero leggendo le ♪♫note♫♪?! Pazzesco...
  1. ^ Che cazzo c'entravano lo sanno solo loro!
  2. ^ Nasce all'epoca il lusinghiero detto umbro-laziale "Meglio un morto in casa che un marchigiano alla porta!"
  3. ^ Nasce da qui l'usanza di usare la bestemmia come intercalare
  4. ^ Termine atto ad indicare una persona che tende a fare un pochino troppo la furba.
  5. ^ Se volete sapere pure gli argenti andate su Wikepedia dotati di penna e molta carta!
  6. ^ È andata di culo!
  7. ^ Solitamente la Samb otto categorie sopra