Giampaolo Pansa

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«Visto che gli altri vi sono piaciuti stanotte ho scritto altri 18 libri, così rosicate fino al 2030»

Giampaolo Pansa (Casale Monferrato, 1º ottobre 1935Roma, 12 gennaio 2020) è stato uno di cui non si sapeva niente a parte che era vecchissimo e che fu antesignano del trolling a sfondo politico. Per questo è considerato santo Patrono degli account fake di Twitter.

Biografia[edit]

Nativo di quelle belle lande alluvionali in cui si può sopravvivere all'umidità tropicale soltanto stando costantemente ciucchi di Barbera, dopo le scuole dell'obbligo scappò nella più asciutta Torino, dove si laureò con una tesi dai toni concilianti: Le rappresaglie naziste per l'innovativo mantenimento dell'ordine pubblico.

Carriera giornalistica[edit]

Nel 1961 entrò nel quotidiano torinese La Stampa, dove si distinse per le cronache appassionate su metodi alternativi per il controllo demografico: disastro del Vajont e strage di piazza Fontana. Dal 1977 prese a collaborare con La Repubblica, da dove accusava i comunisti un giorno sì e l'altro pure di essere in realtà fascisti, così, tanto per vedere l'effetto che fa.

Negli anni ottenne svariate rubriche in cui esternare tutto il suo amore per l'italiano medio.

  • 19831984: «Quaderno itagliano» su Epoca, dove fustiga i costumi degli italiani che non hanno avuto il buon gusto di morire durante la seconda guerra mondiale.
  • 1984–1987: «La vita è fatta a scale, c'è che scende e c'è chi muore male» su L'Espresso, dove auspica apertamente la fine della razza italica.
  • 1987–2008: «Bestiario», prima su Panorama e poi ancora su L'Espresso, dove tenta una nuova strategia: far sì che gli italiani si facciano fuori a vicenda sobillandoli con il buon vecchio tema fascismo/comunismo.

Pansa fu fra i maggiori rappresentanti del pensiero vicino alla sinistra di opposizione, e per essere certo che tale restasse non perse occasione di mazzolare ogni singolo leader di sinistra, da Palmiro Togliatti in poi. Quando si accorse che stava ormai da decenni lavorando per il gruppo L'Espresso e di conseguenza per il PD, fuggì ululando nella notte. Prese quindi a collaborare con giornali partoriti dalla sua fantasia (e dal Barbera) dai titoli inverosimili e progressivamente sempre meno sinistroidi, quali Il Riformista, Il Fatto Quotidiano, Libero, Cazzutissimo e Morte ai Rossi.

Nel 2016 incontrò Maurizio Belpietro in un club privè e restò folgorato dalla sua mascella volitiva. Prese quindi seguirlo ovunque andasse (a parte nella toilette, dopo un'ordinanza restrittiva), prima a La Verità e poi di nuovo su Panorama, ma solo perché ne ricordava con affetto le copertine con le tette.

Nel 2019 approdò al Corriere della Sera dopo aver litigato con Belpietro su chi fosse più sexy fra Berlusconi e Mussolini.

Romanzi e saggi storici[edit]

Non che non si fosse capito.

Siccome non potè dare pienamente sfogo alle sue opinioni sulla Resistenza italiana, ed essendo poco avvezzo a concentrare il suo pensiero in una manciata di caratteri e emoji, Pansa dedica gli anni 2000 a pubblicare libri per un pubblico di potenziali delusi di sinistra.

Le polemiche[edit]

Pansa è stato oggetto di critiche per aver offeso i 19 partigiani ancora in vita e capaci di controllare la propria minzione. Le accuse vertono soprattutto sull'aver utilizzato fonti revisioniste, in particolare testi tratti da Nembo Kid. Pansa si difende elencando le 5 "verità" sui cui si fonda la sua opera:

  1. Le guerre sono come il walzer: si balla in due, e il più grosso schiaccia i piedi all'altro.
  2. Nessuna guerra si può raccontare senza tener conto delle ragioni di chi ha torto marcio.
  3. Riferire le ragioni degli sconfitti non significa riferire quelle dei vincitori.
  4. Non si può mettere a tacere migliaia di persone che sono state fasciste e poi sono scomparse nel nulla.
  5. In una società democratica non si può tappare la bocca a chi ha tutte le intenzioni di porre fine alla società democratica.

Prima dell'invenzione di Matteo Salvini, Pansa fu anche oggetto di manifestazioni da parte di alcuni eterni giovani dei centri sociali, che lo invogliarono democraticamente ad annullare i tour in cui promuoveva le proprie opere, nell'esclusivo interesse della sua incolumità di vecchio stronzo che non sta simpatico a nessuno.

Opere[edit]

  • La Resistenza in Piemonte e altri errori clamorosi, Torino, Giappichelli, 1965.
  • L'esercito di Salò se non altro sfoggiava delle divise fantastiche, Milano, A. Mondadori, 1970.
  • Cronache incazzose, Torino, SEI, 1975.
  • Storie italiane di violenza e terrorismo, ovvero la Resistanza, Roma-Bari, Laterza, 1980.
  • Ottobre addio. Viaggio fra quegli scemi dei comunisti, Milano, A. Mondadori, 1982.
  • Lo sfascio o raddoppio?, Milano, Sperling & Kupfer, 1987.
  • Il regime. Non quello, quell'altro, Milano, Sperling & Kupfer, 1991.
  • Romanzo di un finto ingenuo, Milano, Sperling & Kupfer, 2000.
  • Carta straccia. Perché coi giornali italiani non ci farei nemmeno la lettiera del canarino, Milano, Rizzoli, 2011.
  • La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti, ma niente in confronto ai partigiani, Milano, Rizzoli, 2012.
  • Sangue, sesso, soldi. Una controstoria di cose che non ho mai visto in vita mia, Milano, Rizzoli, 2013.
  • La resistenza è una merda eccetera, Milano, Rizzoli, 2014.
  • Il fascismo è una merda eccetera, Milano, Rizzoli, 2014.
  • Il rompiscatole. Col cazzo che tiro le cuoia proprio adesso che c'è Renzi, Milano, Rizzoli, 2016.