Ugo Foscolo

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(Rimpallato da Foscolo)
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« Ugo Foscolo o Uganda, come amavano chiamarlo gli amici facendolo andare su tutte le furie. »
(Daniele Luttazzi)
« Dopo quel bacio io son fatto divino, non ne parliam dopo quel bocchino. »
(Jacopo Ortis sulle sue esperienze affettive)
« ... sempre scendi invocato, e le secrete vie del mio cor soavemente tieni... »
(Ugo Foscolo su bypass)
« Sono tutte fanciulle vergini e divine! »
(Foscolo su qualsiasi donna nelle sue composizioni)
Ecco Ugo in posa maliziosa dopo la messa del rossetto.

Ugo Foscolo o Ugolo Fosco è un poeta, cantautore e paroliere italiano. Scrittore, letterato e all'occorrenza imitatore di personaggi famosi, Foscolo è stato uno dei più illustri rappresentanti del Paleoclassicismo, del Postromanticismo, dell'Ellenismo e del nudismo. Importante non confonderlo con Ugo Fantozzi.

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Per quelli che non hanno il senso dell'umorismo, su Wikipedia è presente una voce in proposito. Ugo Foscolo

Biografia[merdifica facile | merdifica]

Nasce in una isola sperduta tra tutte quelle controllate da Venezia nell'anno 3,5·10². Dopo la morte del padre, medico della mutua, la madre lavacessi si sposta a Venezia per godersi la vita, esercitando la professione al ponte delle tette col nome d'arte di Diamantina Spathis.

Ugo conduce vita da profugo finché non scopre che ha buttato anni nel cesso senza sapere quanto ricca e troia fosse la madre.

Ugo Foscolo si accinge a scrivere "Dei Sepolcri".

Il nostro comincia allora a introdursi di nascosto nelle università, biblioteche e nei migliori salotti, riuscendo finalmente a portarsi a letto una Milf nobile e ricca, Isabella Teotochi Albrizzi.

Illuso che Napoleone possa conquistare il mondo e magari chissà cosa, si offende come un bambino quando il tappo vende la Repubblica di Venezia all'Austria come in uno scambio di figurine.

Al che, per riprendersi, crea un amico immaginario: Jacopo Ortis, scopiazzando da altri libri l’idea. Egli inizia così il suo piano di rompimento di coglioni dei posteri con le sue ammorbanti avventure inventate nelle crisi di seghe mentali che aveva.

Quasi insperata da parte dei suoi lettori arriva la notizia che Ugo vuole andare al fronte a combattere. Egli parte, ma purtroppo non lascia la pelle in battaglia. Il popolo italiano, scocciato da una pesante quanto inutile poesia sulle tombe, fonda il M.N.U.F.C., “Magari Napoleone Uccidesse Foscolo Club”. "I sepolcri" sono una lunga lamentela sul futile problema delle tombe, che aveva scatenato una rissa tra Ippolito Pindemonte e Foscolo.

Sono gli anni in cui Foscolo si sposta da Venezia a Milano e Bologna, affascinato dallo SMAU e dal Motorshow, dove si reca con i propri compagni di merende Giuseppe Parini, Vincenzo Monti e Melchiorre Gioia. Monti riesce, con una raccomandazione, a fargli ottenere una Cattedra di Eloquenza presso l'Università di Pavia, ma gli Austriaci si accorgono dell'inganno e, resisi conto dell'inutilità di un simile insegnamento, aboliscono la materia e cacciano via Foscolo.

L'odio del popolo per i suoi scritti e le spinte del M.N.U.F.C. spingono Foscolo verso un ritiro forzato in una villa sperduta in Toscana. Oltre a questi si aggiunge la protesta del sindacato becchini a complicargli la vita.

Il coniglio oppositore del regime dapprima finge di collaborare con gli Austriaci a Milano, poi fugge sempre più lontano.

Sedicente rifugiato politico, ma in realtà alla ricerca di un regime fiscale per eludere l'Erario, si trasferisce in Svizzera e, infine in Inghilterra. Anche qui viene perseguitato dal sindacato becchini e perfino dai vicini di casa perché puzza. Si carica di debiti per la vita dispendiosa che trascorre tra bordelli e tavoli da gioco.

Come un barbone si ritira nel centro accoglienza, “rimembrando ancora il tempo della sua vita da profugo” .

Come il collega sfigato, Foscolo spira relativamente giovane e muore odiato da tutti nei sobborghi squallidi di Londra, senza una lira.

Opere e componimenti famosi[senza fonte][merdifica facile | merdifica]

Dei sepolcri[merdifica facile | merdifica]

Exquisite-kfind.png   La stessa cosa ma di più: Dei sepolcri.

Componimento dedicato all'amico[senza fonte] Ippolito Pindemonte. Quando il Tappo decide che le tombe devono diventare i nuovi gabinetti pubblici, Foscolo se la prende col povero Ippolito, che, al contrario, sostiene l'idea di Napoleone.

L'incipit del poema "Dei Sepolcri".
« Non si trova mai un bagno pubblico e mi tocca sempre pagare un euro per prendermi un caffè e andare al gabinetto nei bar! »
(Ippolito Pindemonte convince Foscolo con l'argomento decisivo.)

Ugo Foscolo, nel suo agile carme di millemila versi, replica che le tombe servono per tre motivi:

  • per ricordarsi il nome di chi è morto,
  • per continuare la tradizione: da tanti anni la gente muore e viene sepolta,
  • per servire come esempio ai vivi, sia mai che qualcuno si dimentichi che deve morire!


Le ultime lettere di Jacopo Ortis[merdifica facile | merdifica]

« Le ultime lettere di Jacopo Ortis? La "I" e la "S", professoressa! »
(Studente che verrà bocciato.)

È un romanzo epistolare, qualunque cosa questo voglia dire, e tratta del fidato amico immaginario di Foscolo. Sin dalle prime pagine, Jacopo Ortis si chiede che fare dopo che la sua patria è stata venduta per due lire e per un paio di figurine e se a Venezia ci siano ancora buoni ristoranti di pesce. Purtroppo, entrato involontariamente a contatto con il racket del pesce avariato per i turisti a Venezia, Jacopo Ortis fa cattive amicizie e... quelle lettere rimangono le ultime. Foscolo sfoga tutti i disturbi e le ansie della sua vita sul suddetto invece che parlare con un fottuto psicologo, facendolo addirittura suicidare quando voleva farlo lui.

In morte del fratello Giovanni[merdifica facile | merdifica]

Giovanni Foscolo, prostrato per i debiti di gioco contratti con il Casinò di Venezia, tenta il suicidio. Invece di aiutarlo, cosa fa il fratello? Gli dedica un'inutile poesia. In seguito alla lettura del componimento, Giovanni Foscolo morirà, dopo 46 giorni di atroce agonia. Sempre meglio che ascoltare i successivi componimenti "poetici" del fratellino Ugo.


Tieste[merdifica facile | merdifica]

Tragedia autobiografica in cinque atti. La fanciulla in età da marito Erope impiega 5 anni e non riesce ad arrivare alla stazione di Trieste perché le hanno dato indicazioni sbagliate: non esiste nessuna città che si chiami "Tieste". Tratta da un episodio realmente accaduto a Ugo Foscolo. Dopo cinque anni che Erope vaga senza meta apparente per il Nordest, si ricorda che aveva lasciato il figlio illegittimo al nido: lo raggiunge, ma suo marito Atreo arriva prima, fa dissanguare il pargoletto e ne fa bere il sangue all'amante di sua moglie, il quale si giustifica:

« Pensavo fosse spritz »


Ajace[merdifica facile | merdifica]

Ulisse mentre sottrae ad Aiace le armi di Achille.

Tragedia: durante l'assedio di Troia, Aiace Telamonio e Ulisse si contendono le armi del defunto Achille. L'assemblea è indecisa su chi sia il guerriero più valoroso a cui assegnarle. Pertanto, Agamennone si rivolge all'indovino Calcante e al Mago do Nascimento per capirne di più, ma senza esito. Intanto Ulisse è più rapido e si frega le armi di Achille. Aiace Telamonio, sconvolto dalla notizia che sua moglie Tecmessa vuole iscrivere il loro figlio nerd al Liceo musicale e coreutico di Salamina, per l'immenso dolore si uccide.


Quel gran pezzo di Ricciarda, tutta nuda e tutta calda[merdifica facile | merdifica]

Stanco delle tragedie, Ugo Foscolo si dà alla commedia sexy all'italiana. Guido si nasconde nel sepolcro di famiglia dello zio Guelfo pur di bombarsi la figlia di questo, Ricciarda. Infatti, come è universalmente noto,

« Non c'è cosa più divina che trombarsi la cugina »

Come se non bastasse, però, Guelfo odia a morte Averardo, padre di Guido, e i due scatenano tra loro la Prima guerra mondiale, che si conclude con la sconfitta di Guelfo. Al termine del conflitto, che ha decimato la popolazione della Campania, lasciando miracolosamente vivi solo i protagonisti della commedia, Guelfo, vinto, si vendica uccidendo i due amanti incestuosi Guido e Ricciarda, prima di suicidarsi.


A Luigia Pallavicini caduta da cavallo e All'amica risanata[merdifica facile | merdifica]

Tutte le amiche a cui il poeta dedica le proprie odi finiscono per avere problemi di salute, ma non è Foscolo a portare sfiga[citazione necessaria].


Alla sera[merdifica facile | merdifica]

Con la sua ode "Rosso di sera/ Bel tempo si spera", Foscolo, dopo aver creato la corrente della tristezza, dà l'avvio all'ermetismo. In pratica Ugo scrive che la sera gli piace perché assomiglia alla morte e non ha più da arregnarsi con nessuno.

"Zacinto mia che te specchi nell'onde (televisive)".

A Zacinto[merdifica facile | merdifica]

Foscolo vorrebbe dedicare una poesia alla sua isola natale, Zante, ma ne sbaglia il nome. Gli abitanti indignati lo cacciano, e lui fa finta di essersene andato volontariamente.

Hypercalypseos liber[merdifica facile | merdifica]

Nel suo pamphlet Supercalifragilisticoespiralidoso, Ugo Foscolo prende in giro i suoi amici della compagnia con cui usciva a Milano, ma lo fa in latino maccheronico, per non farsi capire. Esilarante la parte in cui Foscolo racconta che nei salotti buoni milanesi si fanno le puzzette. Geniale la parte in cui accusa gli intellettuali milanesi di essere troppo filo-napoleonici, considerato che Foscolo lo era stato più di loro e soprattutto che, quando il libro viene pubblicato, nel 1816, Napoleone è già sconfitto e in esilio da un anno. Con il proverbiale coraggio che lo contraddistingue, in ogni caso, Ugo-cuor-di-leone Foscolo si firma con uno pseudonimo, Didimo Chierico.


Saggi sulla presente letteratura in Italia[merdifica facile | merdifica]

Ugo Foscolo si interroga sul perché tutti gli scrittori contemporanei sono più saggi e amati di lui. Forse perché non parlano continuamente di morti, tombe e cimiteri?


Discorso sul testo della Divina Commedia[merdifica facile | merdifica]

Ugo Foscolo viene scritturato come voce fuori campo durante la lettura della Divina Commedia, assieme alla Gialappa's Band. Nel libro raccoglie le sue barzellette e gag più riuscite, degne del miglior Bagaglino.


Discorso storico sul testo del Decamerone[merdifica facile | merdifica]

Come Roberto Benigni, anche Foscolo, esaurito il proprio repertorio, non fa altro che scopiazzare prendendo spunto dalle greatest hits della letteratura italiana e dai grandi successi del passato.

Fortuna di Ugo Foscolo[merdifica facile | merdifica]

La fortuna di Ugo Foscolo è legata alla sua morte: finalmente il mondo intero si accorge che il poeta è stato coerente con la sua produzione letteraria, che parla costantemente di morti, sepolcri e cimiteri. Giacomo Leopardi ammira e copia il pessimismo di Foscolo. Il tedesco Friedrich Hölderlin e gli inglesi Percy Bysshe Shelley e John Keats si ispirano a Foscolo per le sue atmosfere romantiche e ellenizzanti. Giosuè Carducci copia l'uso di enjambement e inversioni nei sonetti e, come una grossa corrente del Risorgimento, rilegge i Sepolcri in chiave patriottica. Insomma, nessuno ha capito davvero il senso degli scritti di Foscolo, ma tutti cercano di appropriarsene.

Voci correlate[merdifica facile | merdifica]


L'Accademia della Crusca e della Segale è lieta di presentarvi...

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