Film di culto

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Uno dei cult movie più amati (con olio e limone).

Il film di culto (in inglisc cult movie, in dialetto cabardo ÞĦƸ ǤȣȾʬ[1]), è un'opera cinematografica che si è trasformata in icona sociale, ossia che può arrivare ad essere venerata quanto Francesco Totti, o come il culo di Jennifer Lopez.
Ciò può avvenire al di là dei mezzi economici impiegati, degli incassi nelle sale e malgrado possa essere considerata da molti "una bojata come se ne vedono poche". Il termine si utilizza infatti anche per quelle pellicole che - pur avendo incassato meno di Avengers Grimm della Asylum - hanno comunque un pubblico ridotto ma straordinariamente affezionato, tanto da provare una sorta di "adorazione religiosa" per le stesse.
In altri casi, esistono film che sono diventati un elemento di riferimento di una generazione, fino a influenzarne la moda, i modi di dire, i modi di fare e i modi di sedersi, questi ultimi soprattutto per i cult movie del genere spanking.
Anche un regista può diventare "di culto", questo porta i suoi fan a considerare capolavori tutte le sue opere, fosse anche il filmetto della recita natalizia di suo figlio.

« La mano del Maestro si vede proprio: l'occhio della madre, le orecchie dell'asinello, la mangiatoia col bambino! »

Definizione

Per ottenere un film culto è bene affidarsi a consulenti esperti nel settore.

Non esiste una "ricetta" per girare un cult movie, lo diventa generalmente a posteriori, ossia a culo. Magari dopo diversi anni dall'uscita. Pur essendo un fenomeno del tutto spontaneo, se il fine è quello di scatenare un culto della pellicola si possono utilizzare gli ingredienti tipici delle religioni.

  • Un'idea originale: non ha molta importanza che risulti credibile, d'altra parte ce l'hanno fatta Matrix e la Bibbia.
  • Un protagonista affascinante: il classico "bello e dannato", qualcuno come Johnny Depp o Gesù.
  • Una trama piena di colpi di scena: che catturi l'attenzione del pubblico, come i Vangeli o Fast and Furious.
  • Sangue: parecchio. Si può scegliere tra scarsanta morti ammazzati, come in Kill Bill, o buttarsi su torture violente come la crocifissione.
  • Buoni effetti speciali: coi supereroi si va sempre sul sicuro, non importa se il protagonista sia in grado di penzolare da una ragnatela o da una croce.
  • I seguaci: una schiera di creduloni (pronti a bersi qualsiasi stronzata) in cerca di nuovi idoli.

L'opera può assurgere alla venerazione anche per un singolo elemento, un particolare che rende poi significativa e memorabile l'intera pellicola. Può bastare una sola scena, come nei seguenti casi:

potrebbe diventarlo addirittura per una sola battuta, magari esaltata da un doppiaggio azzeccato

Film d'autore

I sette samurai: capolavoro del maestro Oro Saiwa.

Il culto più grande è sicuramente quello legato al cinema d'autore, ovvero dei film fatti da qualcuno. Di solito, infatti, le pellicole germogliano spontaneamente nelle sale: all'inizio attecchisce la sceneggiatura, probabilmente trasportata dal vento, poi i rami iniziano a mettere le prime scene e alla fine, se non gli manca l'acqua, si avrà una trama completa. A patto che non subisca tagli, come nei casi dei director's cut.
A questa categoria appartengono i film più scassaminchia della storia del cinema, pellicole generalmente in bianco e nero che durano come la gestazione della nutria. In epoca recente alcuni registi sono passati al colore e hanno prodotto buone pellicole, apprezzate anche dalla massa. I cinefili, per questo, li hanno guardati parecchio male. Tra quelle di maggior interesse troviamo:

Arancia meccanica: geniale fu l'idea di Kubrick di mettere una microcamera nel naso del personaggio.

Film di serie B

Il Mostro della Laguna Nera: un B-movie che non si dimentica, nemmeno con le droghe pesanti.

A dispetto della logica esiste anche il culto per i film "brutti", pellicole di serie B realizzate a costi contenuti e con trame spesso improvvisate, o addirittura assenti senza giustificazione. Molto spesso sono mockbuster, usciti sulla scia di film di successo. In questa nicchia di mercato eccelle The Asylum, una casa di produzione americana che ha realizzato diciassunomila film in 20 anni, spendendo meno che se avesse acquistato una Fiat Ritmo usata.
Tuttavia, la pietra miliare di questo "genere" è sicuramente Plan 9 from Outer Space (1959), del regista[Scusate!] Ed Wood, un uomo che ha dato un contributo alla regia quanto Sara Tommasi alla recitazione.
Nel corso del tempo, queste pellicole possono essere idealmente collocate in diversi sottogeneri. In Italia troviamo soprattutto lo Spaghetti western, il Poliziottesco, il Peplum, il Musicarello e il Cinepanettone, ultimo nato nonché uno dei più prolifici.

Planet Terron: un mockbuster napoletano.

Tra i film che sarebbe meglio evitare[citazione necessaria] troviamo:

Film d'exploitation

Per certe scene ci vuole lo stomaco forte.
« Kill Bill vol. 2 mi ha davvero deluso, Black Mamba ha ucciso meno di scarsantanove persone. »
(Un estimatore del genere.)

Il film d'exploitation[2] è un genere cinematografico che mette da parte la ricerca di valori artistici per portare in scena elementi più forti, come l'esibizione esplicita di scene di sesso e di violenza.
Joe D'Amato, conosciuto nelle questure come Aristide Massaccesi, ne è stato uno dei massimi esponenti italiani, un uomo diventato ricco con film come: Sesso nero, Orgasmo nero, Emanuelle nera, Eva nera e Paradiso Blu, quest'ultimo realizzato in un momento di esuberanza cromatica. A questi atti sconsiderati, per i quali usò prudentemente mezza quintalata di pseudonimi, aggiunse anche un mirabi... mix porno-horror dal titolo Le notti erotiche dei morti viventi, che gli valse un tentativo di lapidazione a Cannes.
Il genere è stato rivalutato recentemente, grazie a registi del calibro di Robert Rodriguez e Quentin Tarantino, i quali hanno unito lo stile classico di questi film ai grandi finanziamenti delle produzioni hollywoodiane, realizzando in tal modo delle clamorose e costosissime stronzate.

Per certe facce lo stomaco non basta.

Tra i film assolutamente da vedere (bendati) troviamo:

Il genere è stato sfruttato anche per veicolare messaggi di una parte politica, o lobbistica. Negli anni '30, durante il proibizionismo, fu immesso nelle sale americane Reefer Madness (1936), un sensazionale e notoriamente inaccurato tentativo di "demonizzare" la marijuana.
Sotto gli effetti della terribile droga[citazione necessaria] i personaggi del film, inizialmente tranquilli come Grande Capo dopo la lobotomia, si trasformavano in un Jack lo squartatore col carattere di Vittorio Sgarbi. Gli effetti sono invece di ben altra natura[3].

Film generazionali

Apocalypse Rom: scena del bombardamento al Campo nomadi di Castel Romano.
« Mi piace l'odore del napalm al mattino. »
(Apocalypse Rom: il Col. Martufi del 7° Casapound)

Un'altra categoria è costituita da film che offrono:

  • uno spaccato generazionale: ossia quando tra baby gang si aprono la testa col crick;
  • un'espressione di una subcultura: nel caso dei palombari che amano leggere.

Più in generale vi appartengono quelli che facilitando l'identificazione, soprattutto degli spettatori adolescenti. Ovviamente, un genitore è felice che il proprio figlio voglia somigliare al John Travolta-sciupafemmine di Grease, oppure al Dustin Hoffman-trombamilf de Il laureato. Cosa ben diversa se il pargolo si identifica nel Tim Curry-transalieno di Rocky Horror Picture Show, a quel punto viene fuori il Sergente Maggiore Hartman che è sepolto nel padre e le cinghiate si sprecano.
Solo per citarne altri:

Note

  1. ^ fonte: zio Anatolij, un parente di Catanzaro
  2. ^ "di sfruttamento"
  3. ^ non facciamo gli gnorri che non ci casca nessuno

Voci correlate