Cocomero

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Cocomero
Cocomeroculo.jpg
Stato di conservazione
Spolpato
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Piante
Famiglia Poponi
Genere Citrullo
Specie C. lanatus
Nomenclatura binomiale
Citrullus lanatus
Livingstone & Bingo Bongo, 1853
Sinonimi
  • Mellonis succosissimus (L.), 1828
Nomi comuni

Cocomero, anguria, melone d'acqua

Il cocomero (Citrullus lanatus), detto anche anguria, o cazzo quanto pesa 'sto pallone, è una piantina minuscola che caccia frutti giganteschi fatti interamente di acque reflue, concimi azotati e "verderame".

Caratteristiche botaniche[edit]

Il cocomero è una pianta annuale, con fusto attorcigliante, foglie grandi e pelose del tutto inadatte a nettarsi l'ano, e fiori maschili, femminili e LGBT.

Il frutto è una falsa bacca, anche perché chi l'ha mai vista una bacca delle dimensioni di un pallone da spiaggia ma pesante tipo 1 quintale, e che si sconsiglia vivamente di schiacciare durante le partite di beach volley. La buccia è liscia e sa di buccia di cetriolo[1], di colore verde e giallo, con un po' di marrone se il cocomero è stato appena rubato al contadino. Una volta spellata accuratamente la buccia con uno spelucchino, si manifesta una polpa soda e bianca che sa di cetriolo acerbo; e qui il sospetto che l'ortolano abbia rifilato un cetriolo orribilmente OGM inizia a concretizzarsi. Se non ci si fa prendere dallo sconforto e si continua a scavare con un cucchiaino di plastica[2], nel giro di un paio di giorni si rivela una polpa di un rosa spento, piena di cosine nere e dure; il gusto è quello del cetriolo cui sia stata aggiunta una cucchiaiata di fruttosio e 2-3 gocce di aroma artificiale gusto cocomero. La presenza di vitamine dipende da quante se ne siano acquistate in farmacia prima del consumo.

I frutti si trovano in commercio esclusivamente nel periodo estivo, quindi da marzo a Natale, anche prima se il riscaldamento globale si impegna un po'. Esistono più di 1.200 varietà di cocomero, fra cui il cocomero cubico giapponese, il cocomero blu che lo fa venire duro, e il cocomero del diametro di circa 13.000 chilometri in orbita attorno al Sole su cui, secondo i "terracocomeristi", in realtà vivremmo.

Etimologia[edit]

Il nome specifico lanatus si riferisce alla bizzarra consuetudine delle nonne di alcuni coltivatori di coprire il frutto con un golfino di lana perché se no "prende corrente".

Nomi locali italiani[edit]

Il nome cocomero, prevalente in Italia centrale, deriva dal latino cucumis, che vuol dire "cetriolo". Infatti, pareva...

Il nome anguria, comune in Italia settentrionale, deriva invece dal greco tardo ἀγγούριον, che vuol dire "ἀγγούριον". Entra nel lessico italiano in epoca bizantina, quella volta che a Ravenna un qualche immigrato macedone disse «mi andrebbe proprio una bella fetta di ἀγγούριον».

Il nome melone d'acqua, diffuso in Italia meridionale, deriva dal francese, perché i francesi credevano che il cocomero crescesse in mare dopo aver visto le scorze di cocomero che costellavano le spiagge dopo che c'erano passati les terròns. Che sciocchi.

In Sardegna, come al solito, si usa un termine impossibile da scrivere e da pronunciare. Fra gli altri nomi diffusi in sperduti paesini italiani, vi sono pateca, cetrone, zipangolo, cazzabubbolo, cosacheriempiemanonnutre, e rag. Fantetti.

Storia[edit]

Suonatori di anguria di Mombasa mentre eseguono la nota marcetta Bono Stokokomero. Autore ignoto, succo di cocomero e cetriolo su carta da cesso, XIX sec.

David Livingstone scoprì il cocomero in Africa, dove cresce spontaneo. Insegnò agli abitanti della zona a nutrirsene, poi gli spiegò anche come si gioca a pallacanestro e a parlare in rima, e fu così che Livingstone inventò i negri.

Non è dato sapere però quando il cocomero sia stato coltivato per la prima volta. Roberto Giacobbo è andato in Egitto per scoprirlo ed è stato rapito dagli alieni.

Coltivazione[edit]

Fra i vari metodi per la coltivazione del cocomero, il più diffuso consiste nell'importarlo da paesi sottosviluppati. I pochi malati di mente che lo coltivano in loco sono quasi tutti hippie e solitamente interrano un intero frutto nel terriccio e ci pisciano sopra almeno 3 volte al giorno per 4-5 mesi. I frutti che ne risultano sono buonissimi, se si trascura che fanno venire il colera.

Le malattie del cocomero sono di origine fungina, tipo la peronospera, la porrosenape, la sparapapere e il porcino parassita assassino. La prevenzione è attuata irrorando il frutto di ScH1F3Se come se non ci fosse un domani.

Degustazione[edit]

Il cocomero si mangia un po' come cazzo pare, ma preferibilmente affondandovi la faccia e grufolando come dei cinghiali. Nei paesi fighettini viene servito in macedonia insieme a tanti altri cubettini di frutta odiosa. Che siano maledetti.

Il cocomero può essere anche servito in spiaggia da appositi venditori deambulanti rigorosamente iscritti alla Camera di Commercio di Mogadiscio. Qualora il cocomero venisse sdegnosamente rifiutato (anche a causa dei 3 Cuccioloni ingollati poco prima), il venditore avrà da fare piagnucolose rimostranze riguardo un'ipotetica famiglia numerosa da nutrire. «Che mangino cocomeri», direbbe Maria Antonietta.

Note[edit]

  1. ^ Waltiero Marchesi, Guida alla degustazione delle bucce, Ed. Sbobba, 1978, pag. 88
  2. ^ Metodo consigliato da Antoniniello Cannavacciuoliello durante un "pressure test" particolarmente crudele.

Voci correlate[edit]