Ciriola romana

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L'enfatica Ciriola Romana
« L'amore senza sesso è come una ciriola senza mortadella  »
( Sofocle: Syndeipnoi (I Banchettatori).)
« A Marisa! ...allungheme 'na ciriola special! »
(Ignazio Sifone, poeta carpentiere, dalla pizzicarola di fiducia.)

La ciriola romana è un tipo di pane riconosciuto dalla regione Lazio tra le cose a forma di pane fatte in Lazio.

Pane di piccolo taglio, del peso di circa mezza quintalata, di forma vagamente simile ad un pallone da rugby e pieno di mollica, era un tempo il tipico supporto per i panini dei lavoratori; oggi è più difficilmente reperibile a causa dell'assenza di lavoratori.

Come tutti i piccoli pani perde rapidamente fragranza scaduto il suo periodo commestibile (3 ore); viene usato in seguito durante i derby Roma-Lazio come strumento bellico: la sua peculiare forma lo rende un balisto di rara precisione.

Ha un posto fondamentale nella tradizione romana come componente primario dell'alimentazione, al punto che il termine stesso può diventare sinonimo di cibo o di nutrimento, non necessariamente fisico. Farcita con la cicoria ripassata, abbatte le barriere metafisiche fino a cogliere le strutture fondamentali dell'essere.

Storia[merdifica facile | merdifica]

Ciriolae sanitatis (438 a.E.)

La prima testimonianza dell'esistenza della ciriola fu rinvenuta negli scavi di Caracalla.

Essa era nata sotto il regno di Numa Pompilio e veniva preparata macinando cereali, nitrati, cellulosa e glicerina.

Plinio il Monco, unico superstite di quegli arditi esperimenti, pensò di sostituire alcuni componenti fino ad arrivare alla mistura attuale di cereali, acqua e sale.

Produzione[merdifica facile | merdifica]

Impasto[merdifica facile | merdifica]

L'impasto è l'operazione che permette di amalgamare tutti gli ingredienti e di idratare le proteine del farinaceo, facendo attenzione a non lasciare le dita dentro l'impastatrice, operazione che rende la ciriola poco digeribile.

Spezzatura e formatura[merdifica facile | merdifica]

Il prodotto ottenuto in precedenza viene diviso in pezzi e gli viene data la tipica forma "a ogiva". La particolare sagoma fu ideata dal fornaro di Centocelle Cecilio Meniconi nel '27, che tornando dal bagno, si rivolse al garzone dicendo: "A Nando... stavo a pulì la tazza e m'è venuta un'ideona!".


Lievitazione[merdifica facile | merdifica]

In questa fase le ciriole, attraverso la fermentazione generata dal lievito, raddoppiano o triplicano il volume. L'utilizzo esagerato di lievito può vanificare il risultato finale o generare fatti inattesi.

Nel 1951 John W. Hetrick, in visita ad un suo amico fornaio in Via della Scrofa, osservò un curioso fenomeno: nell'impasto era caduto per sbaglio un sacco da 25 kg di lievito; ne scaturì una ciriola impazzita che invase i locali e raggiunse presto il terzo piano, soffocando nel sonno due pensionati.

L'anno dopo depositò il brevetto dell'airbag.


Cottura[merdifica facile | merdifica]

La cottura è quel processo che permette di ottenere un prodotto commestibile. Vengono utilizzati forni a temperatura compresa tra 180 e 275 °C.

L'utilizzo delle fascine di legno è stato abbandonato nel '44, dopo gli esperimenti e i successi ottenuti presso il Pregiato Forno Birkenau.

Curiosità[merdifica facile | merdifica]

  • Il pregiudicato romano "Er Ciriola" (al secolo Alvaro Cenciarulli) è stato inserito nella lista FBI Ten Most Wanted Fugitives.


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